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Genova per lui |
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giovedì 03 luglio 2008 |
A Genova, nel 1992, una petizione popolare chiede che venga dedicata una via a Enzo Tortora: ma l'assessore pidiessino Paola Balbi, mentre infuria Mani pulite, s'inventa che «Tortora non è abbastanza conosciuto a livello nazionale». Una proposta analoga avanzata nel 1994 della Lista Pannella (che pure fa parte della maggioranza guidata dal sindaco & giudice Adriano Sansa) viene respinta dal consiglio comunale «per non entrare in polemica con i giudici di Mani pulite»;
il pidiessino Michele Casissa precisa che si tratterebbe di «un attacco generalizzato ai giudici continuativo della strategia pannelliana e berlusconiana». Anna Tortora e il giornalista Luciano Garibaldi, nel 1998, propongono di affiggere una targa sul palazzo dove nacque Enzo Tortora: i condomini bocciano l'idea perché la targa avrebbe «sporcato» (testuale) l'estetica del palazzo. La proposta di dedicare a Tortora l'ultimo tratto di via Pastrengo, due anni dopo, viene respinta dalla Circoscrizione centro-est perché il cambio di indirizzo, su documenti e biglietti da visita, avrebbe comportato esborsi da parte degli abitanti. Il 27 giugno 2008, tra la centralissima via Roma e la storica galleria Mazzini, a Genova, ultima dopo svariate città, viene finalmente inaugurata la Galleria Enzo Tortora. Il che dimostra, a scanso di equivoci, che il Regime è sempre più vicino.
Fonte Il Giornale
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In ogni città italiana, dovrebbe esserci una delle vie o piazze principali dedicata a Tortora (a Roma, mi pare, via Enzo Tortora è una strada periferica) e alle vittime di malagiustizia. E' giustissimo e doveroso che, sin dall'indomani della tragica uccisione di Falcone, Borsellino e di tanti altri eroi che hanno sacrificato la vita nell'adempimento del proprio dovere, sia stata dedicata una via, una piazza o un monumento. Giustissimo ricordare chi è morto al fine di assicurare la Giustizia. Non sarebbe, però, giusto ricordare anche chi è morto, chi ha sofferto o, comunque, ha pianto per un errore o per un uso distorto delle proprie funzioni da parte di soggetti che, per errore o con dolo, non si sono rivelati altrettanto eroi e, magari, sono ancora al loro posto manifestando un diverso senso della Giustizia, dello Stato e del rispetto delle leggi? Si può pensare che le vittime di "malagiustizia", le loro famiglie soffrino meno o non rischiano la vita? Solo chi non ha mai subito un sopruso o un'azione giudiziaria ingiusta, chi non ha mai letto un articolo di giornale può restare indifferente ed insensibile. E' per questo che, secondo me, sarebbe più rispondente alla realtà di questo Paese se, in ogni città in cui vi sia una strada dedicata ad un magistrato o pubblico ufficiale che eroicamente ha sacrificato la propria vita, sia anche dedicata una strada o un monumento (in una zona della città altrettanto principale) alle vittime delle "gesta" meno eroiche di chi, per colpa, dolo o in buona fede, ha, comunque, fatto soffrire ingiustamente senza, tra l'altro, avere dimostrato, minimamente, di volere riparare il danno provocato.
Roberto Di Napoli
www.robertodinapoli.it - Blog per la difesa dei diritti civili-