PNA, continua a sgonfiarsi il caso Tassi

È stata pubblicata nei giorni scorsi la Sentenza definitiva d'Appello (n. 167/2007/4 della Corte dei Conti), riguardante gli addebiti mossi oltre cinque anni fa dai responsabili dell'Ente Parco, e dello stesso Ministero dell'Ambiente, a carico del Direttore storico del Parco Nazionale d'Abruzzo Professor Franco Tassi (13 gravi accuse, corrispondenti nel 2003 ad una ammenda di oltre 900.000 €).
Dopo approfonditi accertamenti, la Sentenza segna un ulteriore, fondamentale «giro di boa» nella lunga navigazione verso la verità e la giustizia, in quello che è ormai noto come «il giallo del Parco»: perché spazza via molte delle falsità e delle calunnie con le quali si tentò maldestramente di giustificare l'improvvisa rimozione dell'uomo che, con 33 anni di durissimo lavoro, aveva salvato il Parco dallo sfacelo e fatto risorgere le comunità locali sul piano non solo economico, ma anche sociale e culturale. «Realizzando così – afferma uno studio internazionale sui Parchi del mondo – la “missione impossibile” di conciliare la conservazione rigorosa con l'ecosviluppo e l'ecoturismo, con un “modello di conduzione” ovunque apprezzato e ammirato».

Con motivazione sintetica ma efficace, la Sentenza ha cancellato totalmente ben tre dei quattro maggiori addebiti, che riguardavano l'auto di servizio, la riconsegna all'Ente degli oggetti di sua pertinenza e gli anticipi percepiti sulle missioni di servizio effettuate negli ultimi anni (altri sei addebiti erano stati cancellati fin dall'anno 2005), dato che:
1.- «Dalla documentazione acquisita risulta che l'utilizzazione dell'autovettura ... è stata espressamente autorizzata con atti formali del Presidente dell'Ente, ed è avvenuta in conformità all'autorizzazione».
2.- Quanto alle reciproche restituzioni dei beni, è stato ampiamente dimostrato che le relative «consegne» non sono state ancora completate, perché omesse e/o ripetutamente rinviate dall'Ente Parco;
3.- Di fondamentale importanza appare poi il punto relativo agli anticipi percepiti per i viaggi in Italia e all'estero, essendo risultato che «le missioni erano tutte autorizzate dal Presidente dell'Ente», il quale anzi in varie occasioni vi partecipava personalmente.

La logica conseguenza delle decisioni sui punti predetti è che il Direttore nulla deve all'Ente Parco, sul quale incomberanno invece i seguenti precisi obblighi:
1.- Rimborsare le spese sostenute personalmente dal Direttore per l'auto di servizio;
2.- Riprendere e completare la procedura delle «consegne» più volte interrotta;
3.- Saldare interamente, al netto degli anticipi già corrisposti, tutte le missioni di servizio effettuate negli anni passati, collegate alla intensa e proficua attività svolta dal Parco anche a livello internazionale.

L'unico punto sul quale l'addebito non è stato cancellato riguarda infine le spese sostenute con le Carte di credito aziendali, ma ciò deriva soltanto dal fatto che, come afferma la stessa Corte dei Conti, non era stata prodotta adeguata documentazione. Di tali atti il Direttore aveva infatti denunciato la scomparsa fin dal 9 maggio 2002, e d'altro canto l'Ente Parco si era ben guardato dal produrre i rendiconti in proprio possesso alla Guardia di Finanza. Vi sarà ora per l'Ente il dovere giuridico e morale di esibirli nel giudizio di revocazione, ovvero in sede penale: altrimenti provvederanno in sua sostituzione le Società che gestiscono le Carte di credito. In un modo o nell'altro, la giustizia si affermerà. E su questa torbida vicenda, con grande sorpresa di qualcuno, emergerà finalmente la verità.

Il Comitato Parchi, che ha diffuso la notizia, sottolinea come questa ennesima vittoria giudiziaria di Franco Tassi, è sicuramente una delle più importanti. Perché getta piena luce su molte delle false accuse da cui venne sommerso mentre era ammalato.
Franco Tassi, avvicinato, come prevedibile, non rilascia dichiarazioni, ribadendo la linea sobria: «Parleranno soprattutto le Sentenze». Ma all'esplicita richiesta di quale sia la quota di procedimenti raggiunta, rivela: «I conteggi sono tuttora in corso, e del resto qualche causa minore si trascinerà ancora per un paio d'anni. Ma secondo alcune laureande olandesi dovrei essere più o meno a livello 1.800. Purtroppo non è affatto scontato che si arrivi a quota 2.000, e quindi al Guinness dei Primati, c'è anzi il serio rischio di perdita di molte scommesse e di sconfitta finale... Pazienza!».

Più completo e articolato il commento dello storico inglese Prof. John Severt, che segue molto attentamente queste vicende per la sua voluminosa opera sui Parchi in via di completamento: «Davvero stupefacente: ora si comprende meglio come nessuna delle maggiori accuse originarie avesse il benché minimo fondamento... Non c'erano né il “falso in bilancio” né l'abuso dell'auto di servizio, né assunzioni illegittime o promozioni arbitrarie. Se non avessi avuto tra le mani la barbara campagna mediatica di allora, e gli inequivocabili atti giudiziari di oggi, gentilmente favoritimi dal Comitato Parchi, non avrei mai potuto credere a un linciaggio morale tanto violento, quanto infondato. L'Italia, Paese meraviglioso che amo profondamente, sta sbalordendo ancora una volta gli osservatori internazionali».

Il Comitato Difesa Natura, che da anni analizza tutti gli aspetti giuridici, sociologici, politici ed economico-finanziari di questa «storia italiana», aggiunge: «Le poche accuse rimaste sono generiche e inconsistenti. Si sgretoleranno come neve al sole in sede penale, dove i poteri di indagine e di acquisizione di prove e testimonianze sono assai maggiori. Sarà quella la conclusione di questa squallida controversia, e a nulla servirà cercare di protrarre la “congiura del silenzio”, perché chiunque vi abbia assistito anche solo in parte, ha già ben capito come in sostanza stiano le cose».
Fonte Comitato Parchi

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