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USA e Canada

Impertinenze: Obama e lessico ingiurioso

Con un gesto che, a quanto pare, non ha precedenti nella storia degli Stati Uniti, Obama è intervenuto pesantemente nella campagna elettorale per la nomina del suo successore, contro il candidato repubblicano Trump, avversario di quella del suo partito, la democratica Clinton.

Che, dal punto di vista della correttezza costituzionale, che in America è una cosa seria, il gesto sia esorbitante ed inammissibile mi pare difficilmente contestabile.

Obama ha definito Trump “un ignorante”. Ed è di questo, che vorrei parlare.

Non so se Trump sia veramente un ignorante, come ha tutta l’aria di essere.

Se così, invece, vuole apparire, ritenendo che ciò gli giovi, è ancora peggio. Fatti loro.

Ma credo che sia il caso di meditare sull’epiteto scelto da Obama: “un ignorante”.

In Italia, in cui con disinvoltura si attribuiscono ad avversari politici qualità, fatti, caratteristiche i più pesanti ed infamanti, con variazioni dialettali notevoli (ladro…cornuto…stronzo…testa di cazzo…pirla…etc. etc.) dare dell’ignorante non è proprio di moda.

Non lo si usa mai o assai raramente. Non ci sono dunque ignoranti e l’esistenza di uomini politici “ignoranti” è dunque inconcepibile, al punto che non convenga così qualificare quelli che ci stanno sulle scatole?

Credo che sia l’opposto.

Ignoranti ce ne sono tanti che è inutile definire così quelli che non ci aggradano. E, poi dare dell’ignorante come ingiuria non è “politicamente corretto”. C’è qualcosa di antidemocratico, di classista, nell’uso offensivo di una simile espressione (o constatazione).

Per un certo populismo da Centri Sociali gli ignoranti sono tali perché “vittime del sistema”. Nessuno oggi oserebbe definire un suo avversario un “morto di fame” senza offendere tutti quelli, che non sono pochi, che la fame la conoscono e la patiscono sul serio.

L’insulto “ignorante” è, dunque, lo ripeto, politicamente scorretto e vagamente classista, così da squalificare chi lo usa.

Ma occorre, forse, andare più in là.

A tutti, magari, si può dare dell’ignorante per offenderli, tranne che agli uomini politici.

Dire ignorante ad un medico, ad un avvocato, ad un ingegnere significa volerli squalificare e rovinargli la reputazione.

Ma dire ignorante ad un uomo politico è un’altra cosa. E nongià perché, come direbbero certi ignorantissimi esponenti di una certa “antipolitica” di moda, lo sono tutti, ma, perché la gente, e non solo il sottoproletariato, ha una certa diffidenza per le persone “troppo istruite”, per gli intellettuali (non del tutto a torto), di chi studia, riflette, usa la ragione e pretende che sia usata anche dagli altri. Dire, dunque, ad un uomo politico che è un ignorante significa garantirgli una qualche forma di popolarità e di solidarietà, preziose in termini elettorali.

Che la gaffe di Obama sia proprio questo, che abbia fatto guadagnare voti all’avversario della Clinton? Spero proprio di no. Sin da ragazzino ho guardato all’America come terra di speranza. E spero che almeno là, la ragione non sia, poi, così fuori moda.

Mauro Mellini

27.05.2016

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