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lunedě 31 ottobre 2011 |
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di Alessio Di Carlo
“Mentre si discuteva la Legge Breganze sull’automatismo delle carriere dei magistrati, in una riunione di ministri democristiani, dissi che quel sistema mi sembrava inconcepibile. Mi risposero in coro di tenere per me queste opinioni: “se no quelli ci incriminano tutti gli amministratori democristiani”. Chi parla è Giulio Andreotti, secondo la testimonianza di Mauro Mellini nel suo libro “Il Partito dei Magistrati – Storia di una lunga deriva istituzionale” di quanto dell’episodio aveva raccontato il leader democristiano, oramai Presidente del Consiglio, in una pausa dei lavori dell’Aula di Montecitorio. Basterebbe la storia di questo ricatto, subìto con “naturalezza” da quei colleghi del “Divo Giulio” e raccontato da questi con relativa disinvoltura, per dimostrare che la tesi di “una lunga deriva istituzionale” che ha portato alla costituzione di quello che è oggi uno dei più potenti (se non il più potente) dei partiti nel nostro Paese, è tutt’altro che azzardata e soggettiva. Con questo libro (edito da Bonfirraro – Barrafranca, pag. 201 € 15,90) Mauro Mellini tira le somme di un suo lungo lavoro di analisi delle anomalie della giustizia italiana, della quale ha sempre sostenuto essere assai più gravi le vere e proprie “devianze” che non la conclamata inefficienza. |
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giovedě 27 ottobre 2011 |
di Alessandro Rinnaudo
Non riesco a fare a meno di pensare agli sputi ed agli insulti raccolti da Marco Pannella durante la sua “incursione” al corteo dei cosiddetti indignati: una scena indimenticabile, il vilipendio a sessant’anni di battaglie per i diritti civili. Rivedendo certe immagini, sembra di vivere un brutto sogno, una folla che apostrofa il Leone di Torre Argentina, dandogli del ladro, del venduto a Berlusconi, quasi che davanti abbiano Emilio Fede (non me ne voglia il direttore del Tg4) o Bondi e non colui che in Italia ha lottato, predicando la non violenza, per i diritti civili, per il diritto al divorzio, all’aborto, al voto ai diciottenni, alla fine del finanziamento pubblico dei partiti. |
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giovedě 20 ottobre 2011 |
di Puntaspilli
E’ come se Berlusconi disprezzasse le reti Mediaset. O come se Fini chiedesse di rientrare nel PdL. E’ come se Bersani iniziasse (finalmente) a pettinare qualche bambola. O come se Bossi smettesse di dire stronzo al primo che incontra. E’ come se la Berlinguer dirigesse il Tg4 e Fede il Tg3. |
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giovedě 06 ottobre 2011 |
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di Alessandro Rinnaudo Il pericoloso parlamentare del PDL, Alfonso Papa, sta marcendo nelle patrie galere, è amico di Berlusconi ben gli sta. Le porte del “residence” di Poggioreale si sono aperte per lui il 21 luglio scorso, in alta stagione estiva, offrendogli una comoda cella all inclusive anche se non con vista mare. Il Parlamento ha provveduto, non tramite un booking on line, ma con un voto in aula, a prenotargli questa splendida vacanza, su richiesta del Gip di Napoli a seguito delle indagini svolte sulla presunta P4 dai PM Henry John Woodcock (si proprio lui in carne e toga) e Francesco Curcio (“curioso” cognome…) per associazione a delinquere finalizzata alla concussione, alla ricettazione, al favoreggiamento e alla rivelazione di segreto. |
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giovedě 06 ottobre 2011 |
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di Alessandro Rinnaudo Il Rais di Arcore è alle corde, ormai è evidente a tutto il mondo e come in ogni occasione che si rispetti, quando il Re è morente, il regno implode per la guerra tra briganti e rischia di essere saccheggiato dalle incursioni barbariche. L’Italia ormai è sotto assedio, le agenzie di rating hanno preso il Bel Paese (non il famoso formaggio della Galbani) per una sagoma da tiroassegno e sparano raffiche di colpi micidiali per la credibilità sui mercati finanziari internazionali; all’interno sta scoppiando una guerra “tutti contro tutti”, una guerra tra bande, che non risparmia nessuna classe sociale. |
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