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Quando a sbagliare è la giustizia Stampa E-mail
mercoledì 11 ottobre 2006
ImageAnche la giustizia a volte può commettere dei colossali errori. E a pagare sono sempre dei poveri cittadini innocenti. Questa è la storia di Domenico Morrone, un uomo che è stato condannato da un tribunale italiano per un duplice omicidio che non ha mai commesso. Dopo quindici anni passati in prigione proprio in questi giorni Domenico Morrone tornerà un uomo libero. Ma il suo avvocato promette battaglia: “Chiederemo il risarcimento per l’errore giudiziario compiuto durante i cinque gradi di giudizio che Morrone ha subito, compresi i due rinvii della Cassazione: in base a quelle che sono le mie conoscenze si tratta del caso di errore giudiziario più eclatante della storia giudiziaria italiana”.
 
Appello contro le impiccagioni di donne in Iran Stampa E-mail
martedì 10 ottobre 2006
ImageProtestiamo contro le impiccagioni di donne in Iran L’Iran è il primo ed unico paese al mondo in cui degli integralisti misogini detengono ufficialmente il potere. Una delle caratteristiche dell’integralismo è proprio la sua avversita` ai diritti e alla libertà delle donne. Per questo i mullà al potere in Iran, sin dal loro insediamento, hanno represso spietatamente le donne, calpestando i loro diritti più elementari. Oggi in Iran l’aparthide sessuale e le idee misogine sono legiferate dal regime. Con Ahmadinejad, nuovo persidente della Repubblica dei mullà le donne sono soggette a pressioni ancora maggiori. Da una parte le donne vengono maltrattate in vari ambiti della società, dall’altra, quando fanno appello alla legge, scoprono che proprio quelle leggi sono a loro contrarie e per contro i loro problemi aumentano. Nella giornata delle donne, l’8 marzo, le molte donne che hanno partecipato alle diverse manifestazioni pacifiche a Teheran e in altre città iraniane, sono state caricate, picchiate duramente ed arrestate solo per aver mostrato striscioni in cui rivendicavano il loro diritto alla parità.
 
Una professione (e non solo) in pericolo Stampa E-mail
martedì 10 ottobre 2006
ImageNon è una esagerazione quella dell’allarme suscitato dal decreto Bersani sulle cosiddette “liberalizzazioni”. Bisogna dire che i tassisti lo hanno capito prima e meglio degli avvocati, e che hanno saputo reagire con tempestività e puntualità di denuncie, oltre che compattezza assai maggiori.
La professione di avvocato è in pericolo, certo, non solo per il decreto Bersani. Ma è fuor di dubbio che proprio sulla professione forense questo provvedimento rischia di incidere in modo incomparabilmente più pesante che rispetto ad ogni altra e con conseguenze incomparabilmente più disastrose per la sorte stessa dell’assetto istituzionale, ordinamentale e politico del Paese e per le sue libertà.
 
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