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Solo un collaboratore è falso: Ricucci |
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martedì 19 giugno 2007 |
Dopo le intercettazioni telefoniche, le dichiarazioni del pentito. Cioè, mai come in questo caso la parola “pentito” è forse fuor di posto. Ma collaboratore sì. E’ Ricucci, l’uomo delle scalate bancarie, che, a quanto pare, ha deciso di raccontare di tutto e di più. Soprattutto di più.
E’ chiaro che la questione delle intercettazioni e quella delle dichiarazioni di Ricucci sono diverse ed in certo senso opposte.
Le intercettazioni sono vere. Nessuno ha potuto avanzare l’ipotesi che i conversari intercettati non fossero di Fassino o di D’Alema, mentre si discute dell’uso di intercettazioni in cui è carpito quanto detto da persone che non sono indagate né hanno commesso reati. E si dovrebbe pure (e soprattutto) discutere del dilagare del ricorso da parte dei magistrati alle intercettazioni, talvolta con una legittimazione fasulla rappresentata dalla contestazione strumentale di reati più gravi (specie associazione per delinquere) al solo scopo di poter ricorrere alle intercettazioni.
Altra cosa le dichiarazioni di Ricucci.
Ricucci è indagato e in stato di custodia cautelare ha reso, dichiarazioni che, se non rappresentano “chiamate di correo”, in senso proprio (in altra occasione abbiamo spiegato che a Palermo per molto meno si sono incriminati uomini politici a bizzeffe) sono tuttavia tali da danneggiare o da far intendere che si voglia danneggiare la figura e la reputazione di coloro cui si riferiscono. E rappresentano un elemento importante della dimensione che si è voluta dare all’inchiesta. Quindi la qualifica di “collaboratore di giustizia” o di aspirante tale a Ricucci non gliela dovrebbe levare nessuno, vero o non vero quanto ha dichiarato.
Ci sarebbe da aggiungere che Ricucci si è rivelato una figura patetica.
Se come uomo d’affari (o faccendiere, come, a seconda dello spirar del vento, si è definito) ed uomo d’affari d’assalto Ricucci è necessariamente un ottimista, come tutti quelli della sua risma, come collaboratore di giustizia sembra piuttosto disorientato, “sfigato”, come si dice, credo, al Nord.
E quindi, in un mondo (un mondo italiano) in cui i pentiti, o collaboratori che dir si voglia, sanno sempre che cosa dire per ottenere il massimo successo, applicando la regola numero 1 del manuale del pentito “attaccare l’asino dove vuole il padrone”, pare proprio che Ricucci, chiaramente proteso a procurarsi con le sue dichiarazioni crediti per una più rapida scarcerazione, non l’abbia proprio azzeccata! O ha trovato magistrati impenetrabili nella loro ansia di trovar riscontri alle loro eventuali teorie (o teoremi, come assai impropriamente si dice), o è particolarmente “imbranato”, incapace di intuire cosa più gli convenisse dire. Oppure il pasticcio in cui si è mosso e si muove è così intricato che obiettivamente era ed è per lui difficile raccontare qualcosa che gli giovi.
Questa storia che è andata raccontando di Berlusconi che avrebbe “seguito” o addirittura diretto dietro le quinte le sue scalate alle banche è in verità patetica. Che il Berlusca fosse anche il padrone di UNIPOL o che se ne servisse o servisse all’UNIPOL come manager e consulente è veramente grossa. Il Cavaliere, dovrebbe esserne molto divertito, e non incavolato come sembra.
Ma mettiamoci nei panni di Ricucci. In galera per un affare più grande di lui, in cui erano impelagati personaggi che, in genere, i magistrati non amano dover coinvolgere e con la sensazione, che è propria di ogni imputato, che per sorvolare su altri si calchi la mano sulla sua testa, deve aver pensato che, per rendersi meno vulnerabile, non gli restava che “tirare in ballo” quello di cui si dice che tutti i P.M. vadano a caccia: Silvio Berlusconi. Se non altro come “persona interessata”, probabilmente come “persona che c’è dietro” (secondo i migliori copioni per pentiti e magistrati). E magari, invece, proprio a lui è capitato un magistrato che non ama sollazzarsi con questo giuoco!
Non è uno scherzo. Le dichiarazioni di Ricucci andrebbero studiate a fondo, con finezza psicologica. Visto che non è obbligatorio credergli (diversamente da altri pentiti) e che criticare ed analizzare le sua affermazioni non è considerato un crimine teso a “delegittimare” i pentiti, “strumento necessario contro la mafia” etc. etc., potrebbe essere l’occasione buona per seguire la catena di montaggio della verità dei pentiti e del loro impegno nel cercar di “andare incontro” alle “esigenze” dei magistrati, così come a loro sembra poterle intuire ed individuare.
Per lo più non inutilmente.
Ma talvolta all’offerta non corrisponde la domanda. Legge di mercato.
Povero Ricucci. Proprio a lui doveva capitare di non poter mettere tutto a posto semplicemente tirando in ballo Berlusconi. E’ o non è un personaggio patetico?
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PS, ma è poi così strano che Banana&Famigghia siano implicati anche in questo affare? Quante volte il Vostro è stato già prescritto per reati finanziari commessi e provati? Di che stupirsi, perché fare i verginelli? Noi di sinistra speriamo ardentemente di liberarci dei nostri puzzoni (che, bada bene, per ora non sono indagati per reati di sorta), voi vi ostinate a difendere Berlusconi e berluschini, Previti, Bossi e Dell'Utri, gente che nei vostri amati USA sarebbero politicamente morti da un bel pezzo.
Che il Berlusca fosse anche il padrone di UNIPOL o che se ne servisse o servisse all’UNIPOL come manager e consulente è veramente grossa : Ma grossa, è una cosa risaputa da tempo che Berlusconi, di riffa o di raffa, era coinvolto in tutte e tre le scalate: a quella di BPL su Antonveneta partecipava Mediolanum; quella di Ricucci su RCS era amorevolmente seguita dai fedelissimi Comincioli e Cicu; a quella di consorte, Fininvest partecipava in quanto azionista di hopa, la finanziaria di gnutti che metteva insieme biscione, Unipol e Montepaschi.
Ciao, peronisti della mutua!