| Via D'Amelio, vecchia strage, nuovi veleni |
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| marted́ 17 luglio 2007 | |
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Soprattutto su quest'ultimo. A riferirlo è il libro L'Agenda rossa di Paolo Borsellino, scritto da due giornalisti e in libreria da meno di un mese. Nell'introduzione firmata da Marco Travaglio al poliziotto si dà una identità: "È l'agente di polizia Salvatore Mannino, in forza fino a qualche tempo prima (della strage, ndr) al commissariato San Lorenzo e sospettato di essere una talpa del commissariato". Ma, e Travaglio non lo dice, le indagini a suo tempo svolte dalla magistratura sono state chiuse senza ombra alcuna e senza alcuna conseguenza né penale né disciplinare per il poliziotto che risultò estraneo alla strage. Contemporaneamente, il fratello del magistrato Salvatore Borsellino, rilancia le accuse sulla "scarsa memoria" del ministro dell'Interno dell'epoca Nicola Mancino perché non ha mai confermato l'accusa di aver fatto incontrare il 1 luglio del '92 Borsellino con Vincenzo Parisi, allora capo della polizia, e con un funzionario del Sisde, Bruno Contrada. "Il terzo livello" ritorna a fare capolino, anche se né i pentiti né le ulteriori indagini hanno portato alcunché di nuovo. C'è, poi, da registrare una strana coincidenza: l'anno scorso prima che i partiti della sinistra si orientassero per la presidenza della Repubblica su Giorgio Napolitano, si ipotizzò anche la candidatura di Giuliano Amato. Un candidato che appariva bipartisan, ma anche allora ritornò prepotente la "responsabilità dei servizi segreti deviati "nel '92 sulla strage di via D'Amelio e i non "ricordo" del ministro dell'Interno dell'epoca. Tutto per ricordare alla sinistra che nel '92 alla presidenza del Consiglio c'era Amato, al ministero dell'Interno Mancino. Sarà una coincidenza, ma le voci si rinnovano e rinnovano i soliti "misteri" di via D'Amelio proprio quando qualcuno ipotizza, a sinistra, un governo guidato da Amato. Fonte Il Velino Commenti (0)
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