| Ansar al Islam: La Cassazione sconfessa i giudici di Milano |
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| venerd́ 19 gennaio 2007 | |
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I giudici della Cassazione ribaltano la sentenza dei giudici di Milano. Mohammed Daki, marocchino legato al gruppo iracheno Ansar al Islam è da considerarsi terrorista. Quindi la sua liberazione che tanto suscitò polemiche è stato un atto giuridicamnte errato. Il processo va rifatto ma Daki è ormai libero in Marocco. La Suprema Corte ha stabilito che «costituisce atto terroristico anche quello contro un obiettivo militare quando le peculiari e concrete situazioni fattuali facciano apparire certe ed inevitabili le gravi conseguenze in danno della vita e dell' incolumità fisica della popolazione civile, contribuendo a diffondere nella collettività paura e panico». Nella sentenza 1072 depositata ieri con la quale ha deciso la ripetizione del processo di secondo grado - con la quale ha accolto il ricorso della Procura Generale di Milano contro l'assoluzione dall'accusa di terrorismo internazionale del marocchino Mohammed Daki e di altri due nordafricani, decisa dalla Corte di assise di appello il 28 novembre 2005. I tre - ai quali si contesta di aver fatto parte di una cellula milanese collegata col gruppo «Ansar Al Islam» - erano stati assolti anche in primo grado dal gup di Milano Clementina Forleo. In sostanza, per la Cassazione - che su questo punto dissente fortemente dalla sentenza dei giudici di Milano - è sbagliato considerare terroristici «solo gli atti esclusivamente diretti contro la popolazione civile». Inoltre, la Suprema Corte avverte che anche per il terrorismo internazionale - così come per i reati di associazione mafiosa - è prevista la configurabilità del «concorso esterno». Pertanto «la circostanza che il gruppo milanese non fosse direttamente impegnato in attività terroristiche, ma svolgesse azione di sostegno a favore dei militanti che svolgevano all'estero tali attività, non vale ad escludere la responsabilità in ordine al reato ex art. 272 bis, stante l'innegabile rapporto funzionale esistente tra i gruppi». Per quanto riguarda la lotta al terrorismo internazionale, la Cassazione sottolinea che «l'opzione dell'ordinamento italiano è stata quella del rispetto per le garanzie, di tipo sostanziale e processuale, e del ripudio di interventi repressivi», o di forme che negano le basi della «tradizione liberal democratica». Anche le liste delle organizzazioni sospettate di terrorismo - nei confronti delle quali l'Unione Europea ha sancito l'obbligo del congelamento dei beni - ha un valore «meramente amministrativo» e non di «prova». In nessun caso «la sola appartenenza all'area religiosa dell' integralismo e del fondamentalismo islamico e finanche lo stesso favore espresso verso forme di lotta politica e militare - avverte la Suprema Corte - possono giustificare, di per sè, l' affermazione di collegamenti organizzativi finalizzati al compimento di attività terroristiche fino a quanto rimangono allo stato di idee, dato che nel nostro ordinamento (che tutela la libertà di pensiero) la semplice adesione ad una ideologia, anche se eversiva, non può integrare un'ipotesi di reato se non si traduce nella realizzazione di una struttura organizzativa o di concreti atti di violenza». Per quanto riguarda, infine, la «svalutazione» del ruolo di Daki, assolto insieme a Abdelaziz Bouyahia e Ali Toumi, essa appare «priva di plausibile base logica» soprattutto per il contenuto delle intercettazioni a suo carico nelle quali emerge che un alto dirigente di «Ansar Al Islam» lo riteneva «persona pienamente affidabile e disposta ad aiutare i fratelli». Commenti (1)
![]() scritto da nike59, gennaio 27, 2007
Parole! Parole! Parole! E' libero e si trova in Marocco!Come si dice a Roma? Mettigli il sale sulla coda!!Che schifo di giustizia!
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