| 'sta povera giustizzia |
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| giovedì 13 novembre 2008 | |
Chi pensa che G.Gioachino Belli, i suoi sonetti romaneschi, l’acuta sua percezione dello spirito popolare, la sua capacità di dipingere l’affresco di un’epoca, non siano più una novità, rischia d’essere smentito da sempre nuove scoperte della poetica e del pensiero del grande Poeta romano dei primi decenni del’Ottocento.Arriva oggi, con un’antologia dei sonetti, quelli che hanno per oggetto la giustizia, un’altra “novità”. Perché la raccolta (160) sonetti che Mauro Mellini ha fatto di tutto quanto dell’opera belliana riguarda la giustizia, le leggi, i giudici, gli avvocati, i processi civili e penali, le esecuzioni capitali, le galere, i litiganti, gli imputati, le spie, rappresenta una novità per l’individuazione dell’unitarietà della percezione e descrizione del “sistema”, delle singolarità di esso ed, assieme, dei dati universali della giustizia e della ingiustizia umana. Ma una novità questa raccolta rappresenta anche per la sociologia e la storia del diritto: diritto e giustizia visti dalla parte di chi la subisce e ne è spettatore e tuttavia ne sa cogliere aspetti magari inesplorati. Una assai ampia introduzione traccia i lineamenti del quadro della giustizia degli ultimi decenni del potere temporale del Papa. Ma l’introduzione di Mellini, non è solo tecnica e storica. Affronta il problema che ha sempre attratto i critici. Belli, esprimeva o no atteggiamenti suoi attraverso le invettive, le irrisioni, le amare parole dei suoi personaggi, dei popolani protagonisti della sua grande “commedia”? Oppure, erano quei popolani, il bersaglio della sua satira con la loro irriverenza senza freno nei confronti del potere pontificio ed ecclesiastico, dei nobili, della giustizia e del governo? Negare che Belli sentisse moti di insofferenza e di ribellione contro quell’assurdo pezzo d’archeologia sociale e politica che era il “governo dei preti” è impossibile, anche se nella sua non breve vita vi furono momenti di resipiscenza e di ritorno all’obbedienza alla Chiesa ed al Sovrano, negli ultimi suoi anni. Ma solo nei sonetti è la risposta agli interrogativi che pone la complessità culturale e morale di una figura come quella del Belli. Nei sonetti e nelle note dell’Autore, che Mellini individua come materia di autonomo ed attento studio da parte di critici e storici del grandissimo Poeta. E, dalle note, Mellini trae il convincimento della falsità dell’assunto, che lo stesso Belli cercò di accreditare con lettere esplicite al riguardo, forse per motivi di prudenza contro eventuali sorprese poliziesche e giudiziarie, secondo cui quei sonetti sarebbero stati scritti con la ferma e costante intenzione di mai pubblicarli e quale semplice personalissimo ed intimo divertimento. Notizie interessanti fornisce l’autore della raccolta, in cui ogni sonetto è accompagnato da un commento a volte assai ampio oltre che su strutture giudiziarie e procedure, su episodi che furono occasione di sonetti. Notizie alcune delle quali erano state finora trascurate. Ma l’aspetto più originale della raccolta è rappresentato dalla evidente e ben sottolineata attualità di una parte considerevole di quei quadri che i sonetti rappresentano e dei problemi e delle questioni che evocano. Una attualità sconcertante. Che del resto balza agli occhi già col titolo: “Sta povera giustizia”. Povera allora ed oggi. La Prefazione, ampia ed acuta, è di Ruggero Guarini. “Sta povera giustizia” 160 sonetti di G.G. Belli scelti e commentati da Mauro Mellini – Rubbettino Editore - 270 pag.- € 16,00 Commenti (2)
![]() scritto da ferrante salvatore voghera, agosto 04, 2010 scritto da ferrante salvatore voghera, agosto 04, 2010 vi consiglio cercatemi , < www.cattivagiustizia.com Scrivi commento
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Chi pensa che G.Gioachino Belli, i suoi sonetti romaneschi, l’acuta sua percezione dello spirito popolare, la sua capacità di dipingere l’affresco di un’epoca, non siano più una novità, rischia d’essere smentito da sempre nuove scoperte della poetica e del pensiero del grande Poeta romano dei primi decenni del’Ottocento.

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