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Bongiorno tristezza |
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lunedì 18 gennaio 2010 |
di Mauro Mellini E’ già abbastanza triste veder vulnerato l’ordinamento giuridico per far fronte ad un’aggressione eversiva che non si è avuta la capacità e il coraggio intellettuale di fronteggiare altrimenti. Vedere quella che nei giorni scorsi avevamo definito “la legge de Nerone” dei processi (Nerone, secondo una leggenda romana avrebbe ordinato l’uccisione di tutti i vecchi). Realizzare il “processo breve” disponendo l’estinzione dell’azione penale nei casi in cui sia superato un termine massimo di durata delle fasi del procedimento, è certamente una assurdità. Un’assurdità che va messa sul conto di chi impianta processi pletorici e, magari, li prolunga per aumentare l’effetto politico del processo e, che va messa sul conto di chi, la giustizia la adopera per un’aggressione, di fronte alla quale la difesa è comunque legittima, anzi, doverosa. Convinti come siamo che altra era la strada per rintuzzare i processi “ribalta-elezioni”, non possiamo fare a meno di riconoscere che il cosiddetto “processo breve” è una scorciatoia per liberarsi di una parte, quella più onerosa e insostenibile, del carico giudiziario creato da una dissennata falsa obbligatorietà dell’azione penale e, soprattutto, del processo di quel tipo particolare più pesantemente incombente contro Berlusconi. Detto questo e detto che, di fronte all’eversione le invocazioni di “moderazione”, di “condivisione”, di ricerca di una soluzione accettabile dall’opposizione (che non sa essere altro che la milizia territoriale delle truppe d’assalto dell’eversione giudiziaria) sono, al più, perdite di tempo, che oscurano la chiarezza del diritto-dovere di difendersi dalla pseudogiustizia eversiva. Ma, in Italia c’è sempre chi vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Proprio la storia della “modifica” della norma del codice penale sulla legittima difesa, del resto ne è la riprova. Col metodo di una botta al cerchio ed una alla botte, si pervenne al risultato pratico della nuova normativa che è quello di non aver innovato nulla, lasciando esattamente le cose come erano. Ora, scelta la vita del “processo breve”, si è voluto inzuccherare il pasticcio con una melassa ancor più impasticciata, anzi, inquinata e venefica. Sono venuti fuori i fautori di una soluzione “più ragionevole”, di una brevità meno breve, di termini oltre i quali deve scattare l’estinzione che siano, però, “prorogabili”. Quel che si siano detti o mandati a dire Berlusconi e Fini in proposito non lo sappiamo. Ma, pare che, in conclusione, si siano rimessi nientemeno che all’arbitrato dell’avvocatessa di Gianfranco Fini, Giulia Bongiorno, della quale dovremo far menzione perché pare (ed ora è pressoché certo) che sia stata l’artefice di quella bella trovata di Fini che, alla vigilia della sentenza della Corte Costituzionale, rinunziò alla sospensione del processo per la querela di De Magistris, in pratica “negoziando” tale rinunzia con la remissione di querela (accettata) da parte di quella poco edificante persona. Ora la “mediazione”, dunque, della Bongiorno, con l’introduzione delle solite deroghe, graduazioni, limitazioni etc. ha ancor più impasticciato il pasticcio. Ma, soprattutto, rendendo “prorogabile” a giudizio del magistrato, il termine per l’estinzione di certi processi, ha conferito ai magistrati una inconcepibile signoria dell’azione penale. Già la durata del processo è facilmente manipolabile da un presidente o da un giudice (così come è manipolabile il processo ed il suo esito facendo balenare la forbice dell’estinzione). Rendere addirittura prorogabile a giudizio del magistrato il termine massimo di durata che fa scattare l’estinzione, significa attribuire con tale facoltà un potere, necessariamente discrezionale, di condannare o archiviare. Bel risultato! Grazie alla mediazione che dovrebbe dare soddisfazione alle velleità di tutore della moderazione e delle vie di mezzo di Fini, una legge giustificata solo dall’esigenza di fronteggiare l’eversione giudiziaria, diventa una legge che fa del potere di punire una facoltà, un’opzione dei magistrati. Questi sono gli effetti delle mediazioni fatte per poter dire che si è trovata una via di mezzo. Che tristezza! Davvero, Bongiorno tristezza.
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La più geniale che l’intelligenza di questa classe di potere potesse concepire.
Ed è geniale anche perché è applicabile in ogni campo e settore.
Per es. in sanità:…..ogni paziente ricoverato in una struttura sanitaria DEVE guarire in due giorni.
Chi si ostinasse a restare ricoverato, dovrà essere obbligatoriamente trasferito d’ufficio, il III giorno, in camera mortuaria.
Pensate al risparmio stratosferico per taglio di spese inutili!
E pensate ad una nazione, unica al mondo, in cui ogni cittadino è in perfetta salute.
Obama se lo sogna un simile miracolo, con la sua stitica riforma sanitaria.