Editoriale
"Democraticus", un'idea per il nuovo sistema elettorale di Alessio Di Carlo Non so ancora se sottoscriverò l'appello per l'adozione del sistema uninominale al posto dell'odiato porcellum. Intendiamoci: sull'insostenibilità del sistema attuale c'è poco da discutere. Francamente, non se ne può più di ascoltare alcuni strenui sostenitori del sistema in vigore impegnati nella difesa di un modello che, a loro dire, avrebbe garantito la diminuzione del numero dei partiti e dunque agevolato la governabilità. Che razza di discorso: allora sarebbe bastato decidere per legge che i partiti sono tre, i bianchi i rossi e i blu ed il problema sarebbe stato risolto in eterno. Peccato che, così facendo, si sarebbe privato l'elettorato di qualsiasi potere di scelta dei propri rappresentanti. Che è poi la stessa cosa che è accaduta col porcellum. A dire il vero ero lì lì per firmare. Leggi tutto
Tre imbrogli maggioritari di Davide Giacalone A coloro che firmano l’appello per la riforma uninominale del sistema elettorale lancio, a mia volta, un appello: non prendiamoci in giro. Sono favorevole a quel tipo di sistema, ne scrivevo quando ancora avevamo il proporzionale e la prima Repubblica, ma non firmerò i generici auspici, che tanto spazio trovano sul Corriere della Sera, perché sottendono tre malintesi, o tre imbrogli, a seconda del grado di consapevolezza dei firmatari.
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Processo breve, un pasticcio indigeribile |
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giovedì 21 gennaio 2010 |
di Alessio Di Carlo Sentivo ieri Maurizio Gasparri impegnato a difendere il provvedimento sul processo breve e spiegare che “e' l'Europa che ce lo chiede, che il nostro Paese è abitualmente condannato per la violazione della legge Pinto (quella sulla eccessiva durata dei processi), perché in questo modo si onora il disposto dell'art. 115 della costituzione” e così via discorrendo. Senza girarci tanto intorno, non ho ben capito in che modo Gasparri abbia inteso rispondere alle critiche dell'opposizione che, una volta tanto, mi sembrano condivisibili. Dal punto di vista giuridico il processo breve è e resta una porcata e con ogni probabilità verrà dichiarato incostituzionale. E siccome sono mesi che pressoché chiunque lo sostiene, non ci si stia poi a lamentare che l'eventuale decisione della Consulta avrebbe carattere politico.
Ma a dire il vero non sono state queste le parole dell'esponente del PdL a sembrarmi veramente inaccettabili quanto una affermazione che recitava più o meno così: “E poi non si dica che è un 'processo breve' perché, compresa l'istruttoria, la durata può arrivare a undici, dodici anni”. No caspita, allora davvero la sensazione è quella d'essere presi per il naso: tu approvi, forzando (a dir poco) la Costituzione, un provvedimento che è impresentabile e che se un pregio potrebbe avere, ma proprio uno, sarebbe quello di garantire una durata (non giusta ma umana) dei processi e poi mi vieni a dire che manco questo è garantito? Che comunque i processi possono durare ben oltre i dieci anni? E allora non prendiamoci in giro: ricercare uno strumento che permetta al Premier di sottrarsi alla griglia giudiziaria pronta da tempo a Milano (e non solo) ci sta tutto: ma si tratta di una battaglia tutta politica che con una ipotetica, ancorché parziale, riforma della giustizia, non ha davvero niente a che vedere. E allora ben venga l'immunità per le alte cariche inserita in Costituzione, meglio ancora l'immunità parlamentare (ma con una nuova legge elettorale) ma il processo breve c'entra davvero come il cavolo a merenda. Un cavolo che presto verrà sbranato dalla Corte Costituzionale. Così la giostra ricomincerà. E, detto tra noi, questa giostra inizia a stufare.
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Alessandro