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Dopo la riabilitazione il processo ai persecutori Stampa E-mail
giovedì 21 gennaio 2010
di Mauro Mellini
Oramai la commemorazione di Craxi di quest’anno ha assunto tutti i caratteri di una riabilitazione, cui ben poco ci sarebbe da aggiungere con le formalità di un più specifico atto ufficiale.
Ne siamo ben lieti e sentiamo di essere anche noi sollevati da qualche po’ di responsabilità morale che ci fa carico, quali cittadini della Repubblica, per quella tragica vicenda dello Statista mandato a morire in esilio.
Ne siamo lieti per Stefania Craxi, per tutta la famiglia, per quanti gli furono vicini e con Lui furono travolti, vilipesi, martoriati.
Certo vi sono altri cui spetterebbe un po’ del pur tardivo riconoscimento dell’ingiustizia che li ha colpiti.
Ogni gesto che le prime autorità dello Stato compiono per il riconoscimento del male fatto a Lui ed al Paese è un passo verso la giustizia. Una giustizia che dovrà esser fatta per altri ancora.
Ma se nei confronti di Craxi vi fu, come certo vi fu accanimento, persecuzione, parzialità, vi dovettero essere persecutori accaniti, autori di ingiustizia e di ingiustizie. Occorre parlare degli ingiusti, dei persecutori, del sistema dell’ingiustizia. Non per spirito di vendetta e di rivalsa. Ma perché senza verità non vi è giustizia e viceversa.
In fondo Di Pietro, che schiuma di rabbia per questi gesti di pietà e di riconoscimento della persecuzione, ha le sue brave ragioni.
Se da tempo è finita la piaggeria ridicola, lo sviolinamento servile e grottesco nei suoi confronti, che conobbe forme e livelli sconosciuti persino in quanti si erano prosternati di fronte a Mussolini, è chiaro che stanno prendendo corpo gli interrogativi sui perché di quella persecuzione e sugli strumenti che la resero possibile. E sui meschini personaggi che vi trovarono momenti di notorietà e di effimera gloria.
I nodi vengono al pettine. Per fortuna.
Commenti (2)Add Comment
esilio...
scritto da Enrico Verdi, gennaio 31, 2010
"per quella tragica vicenda dello Statista mandato a morire in esilio.
"

Forse occorerebbe prendere in mano un vocabolario della lingua italiana, e confrontare la differenza tra le parole "esilio" e "latitanza".

Re
scritto da Lucytk23, febbraio 01, 2010
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