di Gianluca Perricone Premessa: ad Ischia (Na) si è di fronte ad un vero e proprio abuso seguito, del resto, da un provvedimento dell’autorità atto al ripristino della legalità: le case abusive non possono/devono esistere. E chi pensa di difendere un abuso manifestando contro la polizia commette un reato. Punto e basta. E fin qui il necessario preambolo.
Andiamo all’aspetto, per così dire, pratico quindi realista e non può non partire dal presupposto (lo abbiamo sentito spesso, in questi giorni, nel corso dei telegiornali) che una buona parte degli immobili presenti sull’isola partenopea è abusiva quindi – presupponiamo – a rischio di abbattimento. Invece l’operazione ha preso il via con l’abbattimento di una casupola “piano terra” di 70 metri quadrati di proprietà di un disoccupato con moglie e figlioletta. Lo Stato forte, quello che avrebbe dovuto dare un segnale in direzione della legalità, avrebbe dovuto avere il coraggio di iniziare l’opera buttando giù, ad esempio, qualcuno degli alberghi altrettanto abusivi esistenti ad Ischia, altrimenti è come pensare di dare il via alla battaglia contro l’inquinamento globale del pianeta facendo esplodere la vecchia Fiat Panda di un pensionato di Campobasso lasciando, per di più, l’anziano inesorabilmente a piedi. E’ vero: per anni si è tentato di sistemare la situazione degli abusivi ischitani tramite alcune sanatorie alle quali non proprio tutti (anzi…) hanno ritenuto opportuno aderire. Ed è altrettanto vero che quando qualcuno viola il dettame normativo vigente, è giusto che paghi per il reato commesso. Non è però credibile uno Stato che inizia la propria “battaglia per la legalità” partendo dai più deboli, sotto tutti i punti di vista. Ed è lo stesso Stato che, negli anni precedenti, ha lasciato impunemente crescere – sotto gli occhi di tutti e come funghi - decine e decine di edifici abusivi senza bloccare sul nascere il fenomeno: erano muri ben visibili, non fiori di campo. Eppure nulla, il silenzio (magari anche intriso di connivenza), nessuno vede alcunché e se per caso si aveva un barlume di sospetto, la cosa più semplice era quella di girare la testa dall’altra parte. Per dire, a Riano Romano, a due passi dalla Capitale, hanno deciso di buttar giù una serie di villette a schiera, anch’esse abusive, ma non invisibili: stiamo parlando di 117 villette edificate su una superficie di 131 ettari, non è mica un pollaio… In questo caso nel mirino degli inquirenti ci sono progettisti, direttori dei lavori, notai e chi più ne ha più ne metta. I proprietari (ignari) hanno regolarmente acquistato gli immobili - versando soldi e non chiacchiere - ed ora si ritrovano le ruspe davanti ai cancelli e magari il mutuo che fa loro l’occhiolino dalla banca più vicina. Che forse non sia più opportuno prevenire anziché “curare” così?
|