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di Mauro Mellini La pruriginosa storia del Sindaco-amante generoso a spese di Pantalone, ha fatto accendere i fari sulle singolarità della Città e della Regione, rosse per eccellenza: Bologna e l’Emilia. Fino a qualche tempo fa era d’obbligo, anche (e soprattutto) tra i benpensanti, considerare quella zona d’Italia un luogo dove essere “rossi” era una necessità, una sorta di carta annonaria per l’aria da respirare. Ma anche una specie d’isola felice di efficienza ed onestà personale degli amministratori etc. etc.
Fatti recenti hanno dimostrato che questa era leggenda. Come in tutte le leggende all’origine c’è qualcosa di vero. Poi, sopraggiunge la confusione della fantasia e le aggiunte intenzionali a sostegno dello sfruttamento del mito. Così pare siano andate le cose anche per quella leggenda dell’Emilia Rossa e di Bologna sua Rossa capitale. Tra le “aggiunte”, reali e non immaginarie, ma destinate a “sostenere” le fantasie del mito, c’è stato, non da oggi e neppure da ieri, un rapporto particolare con le Procure della Regione. Un rapporto in cui i partiti della Sinistra hanno superato la genericità del supporto altrove prestato alle posizioni più “avanzate” dei magistrati ed al loro “partito” in generale.
Non c’è stato e non ci sarà un Guareschi che abbia scritto o sia capace di scrivere una storia tra un Peppone ed un dott. Camillo della Procura di una sia pure immaginaria città dell’Emilia Rossa. Una storia, comunque, molto più tranquilla di quelle di Guareschi. Una storia di amorosi intenti e poc’altro. A rendermi conto di una “specialità” dei rapporti tra magistrati e città rosse, rispetto ai rapporti analoghi con città d’altra tinta politica, mi capitò nel 1994, quando a Reggio Emilia il Consiglio Comunale revocò la concessione in uso gratuito di un appartamento in pieno centro al Procuratore della Repubblica, fattagli tempo prima per consentire una più efficace protezione del Magistrato dai pericoli del terrorismo rosso, che più agevolmente avrebbe potuto colpirlo nell’appartamento dove prima abitava in periferia. Ora la revoca della concessione. Non era accaduto che le Brigate Rosse si fossero sciolte, o avessero adottato la non violenza, o che il Procuratore avesse aderito alle formazioni terroristiche. Niente di tutto ciò. Si era scoperto che il Procuratore era massone, e ciò a seguito di un’indagine sul cadavere di un massone napoletano finito nel crematorio della Città Emiliana. Procuratore massone, niente appartamento, anche se tale appartenenza non lo avrebbe reso né più né meno vulnerabile agli agguati dei brigatisti. Mi divertii a scrivere un articolo “Appartamento con loggia a Reggio Emilia”, riportato, poi, in un libro. Allora, come oggi, notai che, dunque, l’appartamento in uso gratuito non era un contributo del Comune alla lotta al terrorismo, ma un grazioso omaggio al magistrato. Un omaggio da revocare in considerazione della “scoperta” di una posizione ideologica non confacente ai buoni rapporti con la Città rossa. Buoni, dunque, i rapporti tra amministrazioni rosse e magistrati. Rapporti di collaborazione, badanti al pratico. Intese, ad esempio su quel modo di contrastare il terrorismo. E sul resto. I numeri, poi, parlavano chiaro sulla frequenza, bassissima in Emilia di inchieste per reati contro la pubblica amministrazione. Enrico Di Nicola era stato Sostituto Procuratore a Roma. La sua inclinazione a sinistra, la sinistra solida e tradizionale del P.C.I. era notoria. Da Roma andò Procuratore Capo a Pescara. Di lì a Bologna. La sua mole rotondeggiante ben si attagliava all’ortodossia burocratica e buongustaia della Città Felsinea. Buoni, ovviamente, i suoi rapporti con l’”apparato” del partito. A Bologna “il partito” si sa qual è. E quali ne sono gli eredi e le parentele. Oggi si dice e si scrive che la Procura di Di Nicola molto lavorava con archiviazioni di denunzie contro le Amministrazioni. Cioè le Amministrazioni rosse, del genere locale. Ma, si può dire, che i contorni politici di Enrico Di Nicola si sono visti ancor più netti quando è andato in pensione. Non aveva ancora lasciato il suo ufficio in Procura, che l’Ufficio Legale della Regione, Presidente Vasco Errani, gli aveva affidato, nientemeno, una consulenza antimafia. Leonardo Sciascia aveva descritto la categoria dei “professionisti dell’Antimafia”, senza precisarne l’habitat. Ma, certo, senza immaginare che gli sviluppi di quella genia ne portassero così rilevanti tracce nientemeno che a Bologna. Oggetto della consulenza “elaborazione di uno studio di fattibilità finalizzato all’analisi ed al monitoraggio della criminalità economica e mafiosa nella Regione Emilia Romagna”. Fattibilità dell’analisi e del monitoraggio della criminalità. Un bel giro di parole per mettere, come si suol dire, le mani avanti per quanto riguarda la concretezza del lavoro da compiere ed autorizzare, al caso (un caso che, magari, Di Nicola non avrà lasciato verificarsi) la confezione di una montagna di aria fritta. Ma se a tutti è lecito domandarsi se l’aria fritta sia di destra o di sinistra, dichiaratamente di sinistra erano convegni cui più frequentemente interveniva Di Nicola e inequivocabilmente “di sinistra” i suoi interventi. Certo è che già negli ultimi tempi della sua permanenza a capo della Procura Felsinea le prese di posizioni di Di Nicola si andarono confondendo con quelle prorompenti del Partito dei Magistrati. Ripetute lagnanze per i “continui tentativi di indebolimento degli organi costituzionali di garanzia e dei principi e valori della Costituzione” e via cantando. E poi, la partecipazione a veri e propri affondi della magistratura militante, del “partito dei magistrati”, come, dopo l’incerta vittoria del Centrosinistra alle elezioni del 2006, la richiesta di pronta e totale abolizione di tutte le leggi varate dal Centrodestra nel quinquennio precedente. Ed il nostro, oramai pensionato, assume ruoli e incarichi di chiara invenzione e denominazione di sinistra, della sinistra “antimafia” di stampo Caselliano. E’ “consulente per la legalità” del Comune (ovviamente di sinistra) di Francavilla a Mare. Interviene ad un seminario dei giovani P.D. di Pescara ed a quello dal titolo originalissimo: “Giustizia o Costituzione” indetto dal P.D. dell’Emilia-Romagna. E vi si ritrova con compagni che possono rappresentare la storia della politica comunista della giustizia, non solo in questi ultimi anni: Violante, Barbera, la Finocchiaro, Guido Calvi. Di Nicola è un magistrato che segna con la sua personalità, due epoche diverse della “giustizia di sinistra”. Due epoche che, con qualche approssimazione, potremmo definire: quella dei magistrati “rossi” e quella del “partito dei magistrati”. E l’ha fatto senza infingimenti e con notevole peso. Ma con questo abbiamo lasciato un po’ da parte l’argomento da cui siamo partiti, il rapporto con le “realtà” (come oggi si dice) locali di questi magistrati. Consulente per la fattibilità di un’analisi ed un monitoraggio della criminalità economica (oltre che di quella mafiosa), Di Nicola ha visto evidentemente sfuggire tra le maglie del monitoraggio, la criminalità economica contro la Pubblica Amministrazione e di qualche pubblico amministratore, guarda caso, comunista, P.D. La criminalità economica del bancomat etc. Se archiviare significa “vedersi sfuggire”. Per fortuna non è sfuggito al G.I.P. Chi sa se nella sua veste di “consulente per la legalità”, sia pure in una cittadina di un’altra regione, o in altra veste di ex o di non ex, Di Nicola vorrà indire un seminario sull’etica e sulle tecniche di questa vicenda. O di altre analoghe. E sì che ce ne saranno.
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