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 Vista l'accoglienza riservata a Schifani e a Bonanni, all'ingresso della festa del Pd di Torino installeranno i tornelli.

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Editoriale

 RIFLESSIONI IN UN'ESTATE SCOMBINATA (I parte)
UNA RIFORMA HA CONSENTITO L’IMBROGLIO
di Mauro Mellini

Tanto si parla e si scrive della casa a Montecarlo di Gianfranco Fini (o di chi sa chi, ma da lui “goduta” – si fa per dire). Nessuno però ha voluto (o saputo) ricordare che se questo brutto imbroglio di un patrimonio lasciato in eredità ad un partito e finito nella disponibilità personale (e para famigliare) del suo leader è stato possibile, si deve ad una riforma del regime delle persone giuridiche approvata qualche anno fa con il consenso di un po’ tutti (ed in particolare della Chiesa, che così si è liberata dei vincoli al suo patrimonio immobiliare) con l’attribuzione della personalità giuridica ed il pieno diritto di possedere immobili per associazioni e fondazioni create senza bisogno di autorizzazioni statali e senza bisogno di autorizzazioni per ricevere eredità, acquistare ed alienare immobili.
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Per non dimenticare

 Sui temi etici Futuro e Libertà può fare male‎
di Filippo Facci per Libero

Caro direttore, mi rifaccio al tuo editoriale di ieri in cui evidenzi come nella compagine di Futuro e Libertà, circa i temi etici, convivano gli orientamenti più vari e disparati: a libertari come Luca Barbareschi si affiancano cioè monumenti un tantino reazionari come Mirko Tremaglia, per dire. So che il tuo ragionamento è più generale e che tende a chiedersi quale sia il collante di Futuro e Libertà: siccome ti è noto quanto i temi etici mi stiano a cuore, però, chiedo di poter riproporre qualche dubbio a riguardo.
Tu stesso ricordi che un partito non è una caserma e che su certi argomenti è normale che cambino gli orientamenti. Bene.

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Mafie parallele Stampa E-mail
luned́ 08 febbraio 2010
di Tiziano Nisiergo
Ha ragione il ministro Maroni quando, la scorsa settimana, ha affermato che costituisce un segnale senz’altro allarmante il diretto coinvolgimento della ‘ndrangheta calabrese nel business legato all’immigrazione clandestina. La dichiarazione del titolare del Viminale è giunta dopo la complessa operazione di polizia – coordinata dalla Dda di Reggio Calabria – che ha portato all’arresto di 56 persone con l’accusa di avere organizzato l’arrivo in Italia e la distribuzione in varie Regioni di centinaia di immigrati indiani e pachistani.
L’organizzazione, della quale avrebbero fatto parte esponenti delle cosche Cordì e Iamonte della ‘Ndrangheta, avrebbe costretto ogni immigrato a versare somme varianti dai 10 mila ai 18 mila euro, con un introito complessivo di oltre sei milioni di euro. Le indagini avevano preso il via nel 2007 dopo la denuncia di un imprenditore agricolo della provincia di Reggio Calabria, costretto da affiliati alla cosca Iamonte a cedere alcune sue aziende ed a presentare documentazione di assunzione per legittimare l’ingresso in Italia di immigrati.
Che alcune famiglie malavitose nostrane siano in qualche modo collegate (e non solo in Calabria) agli affari legati al traffico di clandestini non è purtroppo una cosa nuova. Se però si considera che la metà dei 56 arrestati in quell’operazione sono cittadini indiani, allora il discorso si fa diverso, pericolosamente diverso. Soprattutto considerando che – e su queste colonne non è la prima volta che lo scriviamo – sul nostro territorio nazionale si stanno infiltrando, e pian piano ramificando, organizzazioni criminali straniere che stanno organizzando “sotto traccia” il loro impero malavitoso. Le nuove mafie arrivano soprattutto, oltre che dall’India, dai paesi dell’est (Russia soprattutto) e dalla Cina: traffico di immigrati ma anche riciclaggio di denaro sporco, commercio di prodotti fuori dal rispetto delle norme comunitarie, importazione di sostanze stupefacenti. E lasciamo perdere, almeno in questa sede, il filone delle truffe informatiche.
Sappiamo con certezza che i nostri Servizi sono in allarme per un fenomeno – come è, appunto, quello dell’infiltrazione nel territorio nazionale di organizzazioni criminali straniere – che potrebbe, a breve e medio termine, sfuggire ad ogni controllo. Si è di fronte ad una serie di “mafie parallele” che, lentamente e silenziosamente, stanno imponendo le loro regole proibite. In alcuni casi – come nella vicenda calabrese – le organizzazioni criminali straniere non possono fare a meno di stringere alleanze con la malavita stanziale, soprattutto al fine (ma non soltanto) di non dar vita a controproducenti scontri tra clan contrapposti.
Come detto, il fenomeno è monitorato. Si corre, però, costantemente il rischio del cambiamento dei canali “di interesse” da parte delle organizzazioni malavitose provenienti da oltre frontiera di fronte alle quali l’abbassamento della guardia potrebbe avere effetti devastanti.

 
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