| Antisettarismo giustizialista e giustizia antisettaria |
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| domenica 17 aprile 2011 | ||||||||
Pagina 2 di 6 Preso atto di questa situazione ho ritenuto giusto ascoltare la persona che mi aveva scritto, non solo perché si trattava di una richiesta di aiuto da parte di una persona veramente sofferente, ma anche e soprattutto perché credo che lo studio di un fenomeno sia valido e accurato solo se si ascoltano tutte le parti in causa. Naturalmente, il mio interesse non riguardava affatto le questioni di tipo legale, gli eventuali reati commessi o non commessi, ma il fenomeno nella sua manifestazione e il modo in cui il sistema sociale reagisce di fronte a gruppi considerati “diversi” o “anomali”, spesso identificati come “sette”. Avendo alle spalle due lauree in psicologia, la mia specializzazione mi spingeva a guardare al fenomeno dal punto di vista della psicologia sociale e della psicologia della religione. Dopo qualche tempo ha preso contatto con me il fondatore di ARKEON, Vito Carlo Moccia, il quale mi ha messo a disposizione i risultati di una ricerca (peraltro ancora da completare) fatta su ARKEON da un ente istituzionale riconosciuto a livello internazionale. Dopo aver visionato il rapporto di questo centro studi e aver verificato che il desiderio di autocritica c’era e che il fondatore e gli altri membri più vicini a lui erano disponibili a farsi conoscere, ho accettato l’invito a partecipare ad un incontro informativo con allievi, maestri di ARKEON e altri interessati. Quando si intraprende lo studio di un gruppo è d’obbligo, per il ricercatore, prendere contatto direttamente con le persone in quella che viene denominata “osservazione partecipante”. In questi casi lo studioso segue un certo protocollo che consiste nel farsi conoscere, nel suscitare la fiducia del gruppo e nel fornire quelle informazioni utili a comprendere che tipo di ricerca verrà intrapresa, se si deciderà di collaborare. L’incontro sarebbe stato anche il momento adatto per fare alcune interviste e per riflettere su quanto stava avvenendo (campagna mediatica compresa). E' quello che si chiama fare “ricerca sul campo”. Questo incontro si è svolto il 9 febbraio 2008 a Roma ed è stato organizzato da alcuni membri di ARKEON. L’invito è stato inviato ad un certo numero di persone: erano presenti allievi di ARKEON, coppie, famiglie con figli, genitori di allievi, in totale quasi un centinaio di partecipanti, conoscenti e curiosi interessati all'argomento. Quando lo studioso incontra le persone che sono oggetto del suo studio queste ultime, solitamente, cercano di farsi conoscere e di far conoscere gli aspetti originali del loro percorso antropologico o spirituale. Questo significa anche che allo studioso vengono mostrati simboli che essi ritengono caratterizzanti il loro gruppo e che rivestono per loro un significato importante. Per questo motivo nella riunione era stato appeso uno stendardo di ARKEON il cui significato mi è stato spiegato, ed è stata posta al centro della sala una candela. Le sedie erano messe in circolo per facilitare la visione dell’insieme dei partecipanti e anche per mostrare a me, che ero la studiosa in quel momento, un altro simbolo del gruppo: il cerchio. Subito dopo esserci seduti Vito Carlo Moccia mi ha brevemente presentato e mi ha dato la parola. Ho colto l’occasione per risalire agli inizi dei miei studi sul fenomeno settario, per spiegare le ragioni per cui ancora oggi, dopo oltre 15 anni, continuo a impegnarmi in questo ambito di studio, ricerca e aiuto, e, in particolare, del mio interesse ad approfondire il caso ARKEON. Ho esposto, da una prospettiva molto critica, le mie considerazioni su come i vari media-associazioni-comitati antisette avevano condotto la campagna informativa su ARKEON e ho indicato, dal punto di vista psicosociologico, quelle che potrebbero essere le chiavi di lettura del fenomeno. Questo genere di fenomeni, peraltro, non è nuovo per gli studiosi di scienze sociali e si è verificato molte altre volte. Lo scambio di informazioni, riflessioni e suggerimenti è andato avanti fino alle 15 circa quando si è deciso di fare una pausa per pranzare. Durante la pausa pranzo abbiamo visto entrare alcune persone che abbiamo subito identificato come agenti della DIGOS. Siamo stati invitati a consegnare i nostri documenti, gli agenti hanno sequestrato la candela, il manifestino di ARKEON appeso fuori dalla porta della sala, un computer, delle videocassette (che contenevano la videoregistrazione dell'incontro fino a quel momento) e anche alcuni manifesti del mio sito che avevo portato quella mattina per invitare i membri di ARKEON a visitare il mio portale nel quale si parla di temi che sapevo essere d’interesse per loro. Subito dopo ci è stato detto che, poiché eravamo persone informate dei fatti, ad alcuni di noi sarebbe stato chiesto di rispondere ad alcune domande. Non so esattamente quante deposizioni siano state firmate, ma tra le altre c’era anche la mia. La mia deposizione è stata consegnata alla DIGOS di Roma. Dopo circa tre ore di formalità ci sono stati restituiti i documenti e ci è stato consentito di ritornare nella sala e riprendere la riunione. Lo scambio di idee ed esperienze è andato avanti per altre tre ore circa. Ho avuto modo di ascoltare alcune testimonianze che mi sarebbero state utili per lo studio che avrei voluto intraprendere. L'incontro si è concluso intorno alle ore 20. Su quanto avvenuto quel giorno scrissi in seguito un articolo che pubblicai sul mio sito: “Essere o non essere setta: questo è il problema. Quando l'informazione diventa dogma, i comitati diventano tribunali, gli esperti diventano guru e le persone rimangono, comunque, vittime” Il giorno dopo la pubblicazione del mio articolo (21 febbraio 2008), ho inviato una email alla presidente del CESAP (Centro Studi sugli Abusi Psicologici Onlus), Lorita Tinelli, che affermava sul suo sito di occuparsi da molto tempo di ARKEON e di aver collaborato con la DIGOS per “sgominare” il gruppo (Vedi Comunicato Stampa: Sgominato Gruppo Arkeon del 12/10/2007), per verificare se fosse disponibile ad una eventuale collaborazione di tipo scientifico. Come studiosa, oltre a leggere il materiale messo a mia disposizione dai membri del gruppo, avevo la necessità anche di sentire esperienze diverse su ARKEON, da persone insoddisfatte e critiche, e Lorita Tinelli era in contatto con alcuni ex-membri del gruppo. Nella mia email le chiedevo la sua eventuale disponibilità a collaborare allo studio che intendevo intraprendere su ARKEON, ricevendo da lei un rifiuto il giorno 23 febbraio 2008. Il mio interesse era, ovviamente, squisitamente scientifico. Accade continuamente che studiosi di varie branche del sapere (psicologi, sociologi, antropologi ecc.) intraprendano ricerche sul campo anche quando il loro oggetto di studio sono gruppi controversi sui quali pendono indagini di polizia o sono in corso processi. Se la scienza non è solo quella che si legge sui libri e scritta da altri, ma è ricerca che mira ad acquisire nuove conoscenze e a comprendere nuove realtà, non può che essere ricerca sul campo. Al ricercatore che svolge un simile lavoro va data la possibilità di portare avanti la sua ricerca in piena libertà, senza condizionamenti provenienti dai giudizi affrettati della stampa o da eventuali pressioni di gruppi di potere che nulla hanno a che fare con la scienza e le sue finalità. Non c’è ambito più libero di quello scientifico, dove ognuno può indagare con gli strumenti della scienza per formulare e verificare ipotesi, suscettibili di conferma o confutazione da parte di altri. E’ importante che rispettive finalità, metodi di azione e prospettive rimangano indipendenti. Sarebbe molto pericoloso se si verificasse una confusione tra i campi di azione dell’indagine scientifica e quelli dell’investigazione della giustizia penale, perché l’azione di entrambi ne sarebbe inficiata. Intanto, il giorno 17 febbraio 2008 un utente del mio portale aveva aperto un forum su ARKEON nella sezione che era dedicata appunto a discussioni su vari gruppi, tutte moderate da me. Da quel momento si sono succeduti nella discussione utenti diversi e ne è nato un dibattito tra persone che criticavano ARKEON e i suoi sostenitori. Tali discussioni non vertevano sulle vicende giudiziarie, ma sulle diverse esperienze nel gruppo, esperienze che si riferivano sempre al passato, visto che i seminari di ARKEON erano sospesi dall’ottobre 2007. Per quanto mi riguarda la lettura dei forum, che riportano le discussioni su temi diversissimi tra loro, è motivo di studio, una forma di osservazione dei fenomeni e delle dinamiche che si stabiliscono tra i vari partecipanti. La lettura e l’osservazione mi permettono di volta in volta di comprendere dottrine, prassi, modi di dire e pensare delle persone che appartengono a culti e religioni diverse dalla cattolica. |
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