di Alessio Di Carlo C'è una cosa che non mi quadra.
Ad ascoltare il dibattito in corso nei giorni scorsi alla Camera sulla legge sul fine vita, si ha l'impressione che alcuni esponenti politici facciano da grancassa alle posizioni espresse dagli organi di stampa vaticana: quasi che prima d'andare in aula, deputati e senatori ripassino la lezione sull'Osservatore Romano.
Piaccia o no (a me non piace affatto), ma questa è la situazione, con un'arroccamento su posizioni fondamentaliste che nemmeno ai tempi della Democrazia Cristiana, salvo qualche passaggio, capitava di vedere.
Poi però leggo su l'Avvenire dell'altro ieri un lungo articolo a firma di Luca Liverani a proposito del fatto che il nostro Paese è ancora una volta sulla cresta dell'onda quanto a violazione dei diritti umani, attestandosi al settimo posto tra i 47 paesi del Consiglio d'Europa nella classifica redatta per il 2010.
Ed è qui che inizio a non capire: sarà mica che i vari Roccella, Buttiglione, Binetti, Quagliariello e compagnia osannante fanno come quelli che leggono i giornali a "saltelli"?
Mica avranno ignorato la parte delle Sacre Scritture che raccomanda di prender cura dei detenuti, come degli ammalati, degli “ultimi” a prescindere?
E che dire di tutta l'enfasi profusa in questi giorni, quando ci è stato spiegato che la legge sul fine vita servirebbe per evitare nuovi “casi Eluana”?
Sarebbe bene che i nostri legislatori ricordassero che quella di Eluana Englaro è stata, innanzitutto, la tragica vicenda di una donna che ha chiesto – quand'era nel pieno delle proprie facoltà – che venisse rispettata la sua volontà e l'odissea di una famiglia che ha dovuto combattere, prima ancora che con il proprio dolore, contro l'ottusità di quanti si opponevano a che ciò accadesse.
E quindi, anziché tentare i evitare nuovi "casi Eluana", i Devoti Onorevoli italiani dovrebbero farsi carico delle centinaia di “detenuti ignoti” che ogni anno crepano nelle carceri italiane nell'indifferenza di Lor Signori e non solo in spregio della lettera della Legge (che sono abituati a calpestare) ma anche di quella delle Sacre Scritture di cui si professano così fedeli osservanti.