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Il fallimento della politica |
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giovedì 17 novembre 2011 |
di Alessandro Rinnaudo
La crisi di governo di questi giorni ha prodotto un risultato inequivocabile: la politica italiana ha fallito. Non me ne voglia Mario Monti, ho massimo rispetto del ruolo da lui assunto e dell’amaro calice che gli è capitato da sorbire, per spirito di sacrificio verso lo Stato, da uomo delle Istituzioni, tuttavia la sua nomina è simile alla nomina del Maresciallo Badoglio, non perché Berlusconi sia assimilabile a Mussolini, ma perché rappresenta l’armistizio della politica italiana, di entrambi gli schieramenti, di governare il Paese, esposto in un attacco da parte di speculatori senza scrupoli.
Se ne facciano una ragione sia i nominati del Grande Fratello di Montecitorio e Palazzo Madama, sia i leader dei vari partiti e movimenti, ormai più leader di se stessi che rappresentativi del reale sentimento del popolo, figuranti in un teatro tragicomico, il cui biglietto da pagare per il pubblico, rischia di trascinare lo Stivale verso il baratro. Il Presidente della Repubblica, unico uomo assennato in questo marasma istituzionale, ha sfoderato tutta la sua capacità di uomo dello Stato, di politico esperto e, suo malgrado, ha dovuto fare ricorso a questa sorta di amministrazione giudiziaria del Governo del Paese, nominando Curatore il prof. Monti, sebbene questa mossa vada contro la volontà espressa dagli elettori nel corso della consultazione elettorale che ha decretato il centrodestra vincitore. Un uomo solo il Presidente Napolitano, privo di interlocutori dotati del suo stesso acume, della sua stessa formazione di alta scuola politica, costretto a confrontarsi con un quadro politico deprimente, fatto di un centrodestra spodestato dal governo, con al suo interno una Lega che si è andata a chiudere in un Aventino padano, il parlamento del nord, una specie di zelig longobardo; un centrosinistra il cui leader del partito più rappresentativo, non ha neanche la capacità di chiedere di andare al voto, per paura di andare al governo del Paese e dover dimostrare di non essere capace solo a chiedere le dimissioni di Berlusconi e brindare con i “bravi ragazzi” che hanno festeggiato per la caduta del tiranno di Arcore. A condimento di questo minestrone sciapo, l’IDV del Tonino nazionale, sempre più incomprensibile, non solo per la sintassi ma anche per i contenuti. Fallimento dunque, dell’intero arco politico, nessuno escluso, tuttavia occorre trovare la via per ripartire, per creare una classe politica in grado di prendere le redini del Paese e riportarlo nel ruolo che gli spetta a livello internazionale. Sicuramente la rinascita non può passare dalla cosiddetta antipolitica, gli amici di Grillo, mi chiedo come può rappresentare il rinnovamento, una stuola di seguaci di un ex comico milionario in sovrappeso, che insulta tutto e tutti, guadagnando ancora euro sonanti sulle spalle di coloro che lo adorano. Ci vuole ben altro, occorre una vera rivoluzione morale ed occorrono uomini capaci di guidarla. In questo momento è scesa una fitta nebbia sul panorama politico nazionale ed è difficile inquadrare la via d’uscita. Auspichiamo un veloce scorrimento dell’attività del Governo Badoglio 2 ed il ritorno, magari senza l’odioso Porcellum, che ha vilipeso il Parlamento, riempiendolo di nominati incapaci, al sacro rito del voto popolare, sperando che la democrazia partecipativa consenta di creare una squadra politica stavolta davvero efficace. Nel frattempo assistiamo speranzosi all’attività del Prof. Monti, incrociando le dita e pregando per la buona riuscita dell’operazione, in modo che l’Italia eviti di sprofondare in un pozzo senza fondo.
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