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Presidente, stia al suo posto |
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giovedì 09 febbraio 2012 |
di Alessio Di Carlo L'approvazione da parte della Camera dei Deputati del provvedimento che prevede la responsabilità civile dei magistrati ha suscitato, com'era prevedibile, opposte (e peraltro esagerate) reazioni: lo ha spiegato bene Davide Giacalone nell'articolo che pubblichiamo oggi su Giustizia Giusta. E' prevedibile dunque che la montagna partorisca il topolino ma – come usa dire in questi casi – piuttosto che niente, meglio piuttosto.
Si fa fatica invece a mandare giù la reazione – scomposta e per certi versi irrituale - del presidente del Senato, Renato Schifani che appena l'altro ieri ha dichiarato che la Camera Alta lavorerà per rivedere la norma, cercando una "soluzione condivisa".
"Credo – ha detto Schifani – che si possa quanto meno arrivare a una riscrittura della norma" aggiungendo che "non se ne parlerà a breve al Senato". Insomma, la seconda carica dello Stato ha gettato acqua gelata sull'abbozzo di riforma evocando un principio (quello della “soluzione condivisa”) che sa tanto di inciucio. Onestamente non si capisce che ulteriore condivisione debba ottenere una norma (di rango ordinario) che ha già ottenuto il placet di Montecitorio. Da questo punto di vista, l'uscita di Schifani pare poco rispettosa non solo della volontà manifestata dall'altro ramo del Parlamento ma anche – ed è quel che più conta – del parere del 90% degli italiani che con il referendum del 1987 si espresse plebiscitariamente in favore dell'introduzione del principio di responsabilità dei magistrati. Quale altra soluzione condivisa occorrerebbe se non quella sostenuta dalla stragrande maggioranza degli elettori? Stia al suo posto, dunque, il Presidente del Senato e, anziché minacciare il congelamento della riforma, rompa gli indugi e consenta l'introduzione di una modifica che, lungi dal costituire la panacea di tutti i mali, possa mandare quantomeno un preciso segnale di svolta nella direzione da tanti anni auspicata.
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