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Un regalo del pangiurisdizionalismo Stampa E-mail
giovedì 09 febbraio 2012
 La sentenza del Tribunale Internazionale dell’Aja che ha dato torto all’Italia sulla questione dei risarcimenti dovuti dallo Stato Tedesco per crimini di guerra commessi in Italia, è stata commentata in vario modo, per lo più come una sorta di rigurgito nazista, di segno di ritorno alla tracotanza tedesca, di conseguenza dell’indebolimento del nostro Paese.
    Nessuno sembra aver compreso, cioè aver avuto voglia di comprendere, che questo è, in buona sostanza, una prevedibile conseguenza del pangiurisdizionalismo, della pretesa di potere universale dei magistrati italiani.
    Il motivo della pronunzia dei Giudici Internazionali è stato, infatti, quello che l’Italia aveva violato il “principio di immunità” di un altro Stato, quello, appunto della Germania, sottoponendone le responsabilità in quanto soggetto sovrano internazionale alla giurisdizione dei Giudici Nazionali Italiani. In altre parole i Giudici Italiani avevano ritenuto di poter trattare le responsabilità storiche, di un altro ente sovrano, alla stregua di quelle di un altro soggetto privato.
    Non è solo contro la Germania che i magistrati italiani hanno preteso di esercitare poteri “sovranazionali” della loro giurisdizione. Anche contro l’Italia, lo Stato Italiano hanno esercitato un sindacato in ordine alla condotta quale soggetto internazionale. La sentenza  del Giudice di Palermo che condannò lo Stato a risarcire il danno di alcune vittime della sciagura di Ustica, in quanto responsabile della “mancata protezione” dei suoi cittadini da attacchi stranieri, terroristici o di forze armate, è, in fondo, espressione di uno stesso principio di dilatazione dei poteri giurisdizionali.
    Che taluno, giudice, funzionario, amministratore, sia portato a dilatare piuttosto che a restringere i propri poteri è, in fondo comprensibile. Meno comprensibile e tipico della situazione italiana è che ciò diventi sistema per ciò che riguarda i magistrati (Ordinari o Speciali). Ed assai meno comprensibile è che la sovrabbondante schiera di professori di diritto, di giureconsulti patentati, abbia una singolare e sistematica distrazione, quando non un succube plauso, per certe esorbitanze.
    Che l’Italia debba ricorrere alla Corte dell’Aja per aver ragione delle esorbitanze dei suoi Magistrati?
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