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Non ha violentato la moglie, assolto dopo il carcere Stampa E-mail
luned́ 05 marzo 2012
 Sevizie, lesioni anche gravi, e rapporti sessuali violenti, con l'utilizzo di lime da falegname e bisturi. Erano queste le accuse mosse ad un infermiere nei confronti di sua moglie. Ieri è stato assolto, dopo quasi 8 anni e una decina udienze in tribunale. Quei rapporti erano consenzienti, nel senso che la donna era d'accordo con lui nel farsi trattare in quel modo. Un gioco erotico estremo. E alcune ferite se le era procurate da sola, in un impeto autolesionistico conosciuto in letteratura, un po' meno nella vita di tutti i giorni. 
Basti pensare che lei, nel luglio 2006, si era presentata in ospedale con un bisturi infilato tra le cosce.  SENTENZA. Assolto perchè il fatto non sussiste, ha sancito il collegio presieduto da Gerace (giudici Bertotti e Morsiani) dopo una lunga camera di consiglio.
Il pubblico ministero Dal Martello aveva sollecitato per R. F., 45 anni, di Torri di Quartesolo (le iniziali sono a tutela della donna) una condanna a 3 anni e 9 mesi di reclusione, non pesante considerato il capo di imputazione. La donna, parte civile con l'avv. Caterina Evangelisti, pretendeva un risarcimento di 70 mila euro, neanche questo elevato visti gli abusi denunciati. ACCUSE. Il 10 luglio 2006, la mattina dopo la vittoriosa finale dei mondiali di calcio, la donna si presentò al pronto soccorso del S. Bortolo. Raccontò che il marito, dopo la partita, l'aveva legata sul divano, l'aveva seviziata e l'aveva umiliata con il bisturi. La polizia avviò una rapida indagine che portò ad accertare una serie di comportamenti pesantissimi da parte di R. F., che lavora come infermiere. Il marito fu arrestato e portato in carcere. Rimase qualche mese fra la cella e i domiciliari. Ieri il pm ha ripercorso quel dramma, iniziato nel 2004, spiegando che i tagli sulla schiena la donna non se li sarebbe certo potuta fare da sola.  DIFESA. L'avv. Lucio Zarantonello, che con la collega Sara Motta difendeva l'infermiere, ha sottolineato come quei rapporti, pur singolari, morbosi, estremi, fossero consenzienti. La donna era autolesionista, accettava il dolore durante il sesso; era una scelta - discutibile quanto si vuole - ma condivisa dalla coppia. Pertanto, nessun abuso e nessun reato. L'infermiere, chiedeva la difesa, va assolto. E così è stato. «Valuteremo se chiedere i danni per l'ingiusta detenzione». PARTE CIVILE. «Leggeremo dalle motivazioni il percorso logico fatto dai giudici - ha detto l'avv. Evangelisti -. Ma non proporremo appello. La mia assistita ha vissuto questa vicenda come un affrancamento, come un prima, un durante e un dopo. Lei si è separata dal marito consensualmente. Un percorso lei l'ha fatto».
Fonte www.il giornaledivicenza.it
(d.n.)
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