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Decreto Cresci-Italia, il Senato ha modificato il testo. Ma non basta. Stampa E-mail
giovedì 08 marzo 2012
 Il maxi-emendamento al decreto Cresci-Italia, sul quale l’aula del Senato ha votato la fiducia lo scorso 1° marzo, ha accolto tutte le modifiche apportate dalla commissione Industria. Si tratta di una primo risultato ma certo l’avvocatura non può ritenersi soddisfatta, visto che tali modifiche non sono sufficienti a disegnare con coerenza un progetto di sviluppo del sistema professionale in Italia.
Il Cnf e le altre componenti dell’avvocatura hanno seguito passo passo l’esame parlamentare del decreto legge e in ogni sede, istituzionale e politica, hanno speso ferme e argomentate critiche che hanno ottenuto l’effetto di arrivare ad alcune modifiche opportune e dovute, che hanno almeno limitato il danno di norme scritte in maniera molto approssimativa e incapaci di reggere a un esame tecnico-giuridico.
In allegato Vi rimettano i testi a fronte degli articoli 2, 9 e 9 bis (nuovo articolo sulle società professionali), da cui è facile apprezzare le modifiche intercorse.
Il Cnf  non può che dare atto dell’ascolto che i rappresentanti parlamentari più attenti alle vere ragioni di perplessità espresse dalle professioni hanno prestato; e  intende proseguire nel confronto con la politica perché, come sempre ha sottolineato il presidente Guido Alpa,  la partecipazione è  un valore democratico. “Abbiamo contribuito ad eliminare dal decreto gli errori più gravi; ma certo le modifiche ci lasciano insoddisfatti”, ha commentato Alpa.
Il Consiglio ribadisce che affidare a decreti legge, che peraltro rimandano a regolamenti ministeriali, la disciplina di una serie di professioni ciascuna con una propria specialità, è una modalità inaccettabile.
Per questo si augura fortemente che l’avvocatura possa finalmente avere la legge di riforma dell’ordinamento professionale. I capigruppo alla Camera dei deputati hanno chiesto al presidente della commissione giustizia, Giulia Bongiorno, di inserire l’AC 3900 all’ordine del giorno: il Cnf auspica che la proposta di legge proceda spedita con le eventuali modifiche che si ritenessero necessarie purché rispettose dei valori di autonomia e indipendenza essenziali per l’attività di difesa dei diritti dei cittadini.
D’altra parte, questi sono capisaldi irrinunciabili della professione forense, che consentono di svolgere un’attività che sì è economica, ma ha come oggetto specifico la tutela dei diritti dei cittadini.
La centralità di questi valori è stata ribadita sabato scorso nel corso della partecipatissima riunione presso il Cnf  con i neo-eletti presidenti dei Consigli dell’Ordine (presenti tutti e 26 distretti e 116 Coa). La crescita del Paese  richiede anche una corretta costruzione dei rapporti tra operatori e gli avvocati contribuiscono a ché ciò accada. Una garanzia che le società di capitali con socio esterno pur di minoranza non può fornire.
Tirocinio e tariffe sono gli altri argomenti su cui l’avvocatura vuol vederci chiaro.
Fonte www.consiglionazionaleforense.it
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