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Assolta Forza Italia, condannato lo Stato |
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giovedì 15 marzo 2012 |
di Mauro Mellini Un’altra sentenza che ha fatto esultare la stampa che, non so quanto appropriatamente, si continua a chiamare “berlusconiana”. Ed anche a definire “garantista”, “antitoghe”, e, magari “avversa al Partito dei Magistrati”. Quali e quante riserve dovrei fare a queste definizioni non è cosa di cui non si possa fare a meno per discutere della questione relativa a questa sentenza. Che è quella di Firenze, che ha proclamato che “Forza Italia” non c’entra con la “Trattativa tra Stato e Mafia” (ambedue le maiuscole ce le impone chi parla in questi termini).
Ma, pare che abbia affermato la sentenza, la trattativa c’è stata. Dunque “assoluzione per non aver commesso il fatto”, anziché “perché il fatto non sussiste”. Ognuno si compiace secondo i propri gusti, i propri interessi, la propria cultura. Francamente a me fa piacere sapere che un partito che ha governato per anni l’Italia non ha fatto una trattativa del genere, abbastanza cretina, date le circostanze, piuttosto che scandalosa come si pretende. Ma, mi sentirei più tranquillo e, almeno intellettualmente soddisfatto se fossi rassicurato che chiunque, naturalmente “Forza Italia” compresa, ha trattato con la mafia ma non ha trattato “per lo Stato”, né comunque ha trattato “lo Stato”. Credo che molti, anche senza che passi ad ulteriori spiegazioni, capiscano che cosa intendo dire e perché dico questo. Ma forse è meglio che sia ancor più esplicito. Se lo Stato ha trattato (non qualcuno che non lo rappresentava, non aveva diritto di farsene scudo, millantava poteri o ne abusava) potrei rammaricarmi di un’altra stoltezza politicamente ascrivibile alla nostra classe dirigente. Ma dovrei preoccuparmi ancora di più perché dei P.M., dei giudici, dei magistrati pretendono di “processare lo Stato”, quasi che ne fossero al di fuori ed al di sopra e quasi che lo “Stato” sia la sede della sovranità e della legalità solo in quanto agisca secondo le “interpetrazioni” e le “direttive” dei magistrati (o dei militari, dei banchieri, etc. etc.). La preoccupazione, se possibile, è ancora più grande e persistente se la trattativa non ci fu (o non ci fu con lo Stato) e i magistrati si ostinano però a considerare “reato” ed oggetto di indagini e di persecuzione giudiziaria questa pretesa trattativa dello Stato e, quindi, a considerare possibile “imputato” e “reo” lo stesso Stato. Si tratterà di una “approssimazione verbale”, di una “disattenzione filologica”. Di un lapsus, non tanto freudiano quanto istituzionale, giuridico. Che rivela, però, un dato del “profondo” della magistratura, della sua cultura e delle sue pretese. E della cultura-incultura degli altri, giornalisti (pseudo)giuristi, appartenenti alla classe politica. Che si voglia processare lo Stato non scandalizza, a quanto pare, né Destra né Sinistra. Fa insorgere la Destra se la si vuole “coinvolgere” in questi “crimini”. E fa insorgere la Sinistra se non si coinvolge la Destra. Con amarezza si potrebbe commentare il paradosso di queste sgangherate attribuzioni e palleggi di responsabilità come “la trattativa impossibile”. La mafia avrebbe, infatti, trattato con uno Stato che non c’è. Non c’è, perché non c’è più il senso dello Stato. “Processato” dai suoi magistrati, lo Stato rischia di essere assolto per…incapacità di intendere e di volere.
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