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Assolto detenuto spagnolo dopo 20 mesi: scambiato per un narcotrafficante Stampa E-mail
giovedì 29 marzo 2012
 El Pais ironizza sulla scarcerazione di Oscar Sanchez: “A Pepe Carvalho o Salvo Montalbano, i detective di Montalban e Andrea Camilleri, sarebbe bastato scambiare qualche parola con Oscar Sanchez Fernandez, di 46 anni, di Montgat (Barcellona) per capire che in nessun caso poteva trattarsi di un capo del narcotraffico internazionale”.

Ma così non è stato per Oscar Sanchez, condannato a più di quattordici anni di detenzione per narcotraffico e collaborazione con la camorra, reati mai commessi, oggi finalmente assolto dalla Corte d’Appello di Napoli.
Tutto inizia il 5 luglio 2010 quando Oscar Sanchez viene posto sotto fermo dagli agenti della guardia civile spagnola per un ordine di cattura emesso dai giudici di Reggio Calabria, che lo accusavano di essere il capo di una banda che muoveva grandi quantità di cocaina tra Spagna e Italia. Estradato in Italia, ha trascorso prima un periodo di detenzione presso il carcere di Roma, per poi essere trasferito a Napoli, sino alla condanna per narcotraffico nel maggio 2011.

L’equivoco segue il furto subito da Oscar Sanchez nel 2002. Una donna gli rubò infatti il documento d’identità per poi venderlo alla criminalità organizzata. Oggi si sa che il vero colpevole è Marcelo Roberto Marin, esperto utilizzatore di false identità, che all’epoca dell’arresto di Oscar era detenuto in Spagna per traffico di droga e falsificazione di documenti. Tra quelli in suo possesso non fu però rinvenuto quello di Oscar Sanchez.

Durante il primo processo in Italia, l’accusa utilizzò come prova contro Oscar, una perizia secondo cui la voce del lavamacchine era la stessa di altre intercettazioni sul traffico di droga di alcuni clan della camorra. In appello due nuovi esperti sono stati incaricati di realizzare una nuova perizia, a seguito della quale risultò che la voce di Sanchez non corrispondeva a quella delle intercettazioni realizzate in Campania.

Con 626 giorni di ritardo, come ironizza El Pais sulla lungaggine dei processi e l’esasperante burocrazia in Italia, Oscar Sanchez è stato assolto per non aver commesso il fatto.
Una volta fuori, l’uomo ha subito denunciato quanto vissuto nel carcere di Napoli: “A Roma mi hanno rispettato, ma a Napoli mi hanno picchiato con un palo, mi hanno bruciato con le sigarette, mi hanno tatuato una N del Napoli sul braccio”.

Il ricordo dell’Italia però non è stato scalfito dalla terribile esperienza vissuta nel carcere di Poggioreale: “Una cosa è l’Italia e un’altra cosa è quello che ho vissuto. Per me l’Italia è un grande paese, contro cui non ho nulla. Sono stato maltrattato nel carcere di Napoli, ma a Roma sono stato bene”.
da www.corriereweb.net
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