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Detenuti, Garante Lazio presenta 'Progetto Soft'" Stampa E-mail
luned́ 23 aprile 2012
 Con i più recenti programmi di trattamento applicati ai detenuti condannati per reati a sfondo sessuale (i sex offenders) i casi di recidiva fra gli aggressori sessuali potrebbero ridursi dal 17% al 3,2%.
 
I dati sono stati illustrati nel corso della presentazione del progetto SOFT- Sex Offenders Full Treatment, che partecipa ad un bando della Comunità Europea, rispondente ad una CALL della “Criminal Justice”, inserito nel Programma Generale "Fundamental Rights and Justice".
 
Il progetto - che per la prima volta applicherà, su scala nazionale, il modello teorico di riferimento “Good Lives Model” per il trattamento dei sex offenders elaborato dal Centro di Rockwood, in Ontario - ha come capofila il Garante dei detenuti del Lazio e coinvolge i Provveditorati dell’Amministrazione penitenziaria di Lazio, Campania, Lombardia e Marche; la Seconda Municipalità di Napoli; i Centri per la promozione della Mediazione (CIPM) di Milano e Napoli; l’Università “La Sapienza”di Roma e l’Università di Liegi (Belgio).
 
Il progetto, di durata biennale, interesserà otto carceri ed oltre 400 detenuti  e nasce dalla necessità di differenziare il percorso detentivo dei responsabili di reati sessuali sulla base della specificità del reato e della personalità degli autori, con lo scopo di ridurre la recidiva.
 
Secondo la casistica internazionale, la recidiva per i reati sessuali su detenuti non trattati è del 17,3% a 4 anni, del 17,5% a 5 anni e del 20-30% a 10 anni. La percezione pubblica del rischio di ricaduta, complice anche l’impatto mediatico che questi casi hanno, è però molto più alta (62%).
 
Quello delle violenze sessuali è un tema di grande attualità di cui manca - anche su scala europea - una statistica in grado di rilevare la portata. In Italia, secondo l’Istat (2005), si stima che oltre 1 milione di donne, tra i 16 e i 70 anni, abbiano subito violenza sessuale; un dato che non tiene conto dell’alta percentuale di quante non denunciano la violenza. Per lo stesso reato, nello stesso periodo, sono stati celebrati oltre 4.000 processi. Lo stesso fenomeno di sottostima riguarda la pedofilia; si calcola che ne siano vittime l’11% dei minori, per oltre il 70% dei quali l’abuso avviene fra le mura domestiche.
 
«Oggi chi si trova in carcere per aver commesso reati sessuali - ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - sconta la pena in un clima di isolamento e di emarginazione. La mancanza di interventi psicologici o educativi mirati rende queste persone dei “detenuti ibernati”, secondo la definizione data da autorevoli studiosi che, al termine della pena, sono ancor più a rischio in quanto la solitudine fisica ed emotiva permette l’instaurarsi di un circolo vizioso in cui disagio, rancori e violenze fisiche e verbali contribuiscono ad aggravare situazioni difficili che spesso sfociano in gravi patologie. Questa condizione, inoltre, favorisce dei meccanismi difensivi di negazione e minimizzazione del reato che, come dimostrato in letteratura, impediscono una presa di coscienza critica di quanto fatto e agevolano la recidiva».
 
“Abbiamo riflettuto a lungo su tutte le possibili implicazioni – ha detto il Provveditore Regionale del Lazio Maria Claudia Di Paolo -  ma poi abbiamo aderito senza riserve al progetto, che è un atto di grande civiltà giuridica ed è in linea con i principi di recupero della dignità delle persone detenute più volte richiamati in questi ultimi mesi.”
 
Il rischio di recidiva non è uguale per tutti: i soggetti a basso rischio hanno una probabilità di ricaduta pari a meno di un decimo di quelli ad alto rischio (2% contro il 29,4% a 4 anni). I trattamenti incidono molto sulla recidiva. Quello più diffuso a livello internazionale (Relapse Prevention) riduce della metà i reati (dal 17,8% al 9,9%). I protocolli più attenti alla relazione terapeutica tra operatori ed utenti, come quello del Centro di Rockwood (Ontario), ottengono risultati ancora migliori (3,2% di recidive).
 
Il progetto SOFT si colloca nell’ottica della prevenzione più che della riparazione del danno causato dall’aggressione sessuale ed investe diversi ambiti. Il trattamento dei sex offenders risponde ad una logica di riduzione dei costi sociali. Il programma mira al rafforzamento dei fattori protettivi rispetto al rischio di recidiva, al recupero di una adeguata autostima e di migliori capacità relazionali. Spesso, infatti, il comportamento aggressivo non è legato solo ad aspetti compulsivi ma a problemi di personalità con caratteri comuni come deficit relazionali, distorsioni cognitive, difficoltà nel gestire le emozioni.
 
Gli interventi - finalizzati alla tutela dell’individuo e della collettività - sono realizzati da un’equipe di diverse figure professionali con differenti approcci teorici e pratici. La presenza di uno psichiatra garantisce la possibilità di un supporto farmacologico mirato (se necessario) e favorisce il contatto con i servizi psichiatrici del territorio (CIM, comunità alloggio). La particolarità del metodo è la presa in carico trattamentale sia in carcere che sul territorio, per i soggetti in affidamento all’UEPE o per chi ha finito la pena ma sente la necessità di continuare il percorso, attraverso il presidio criminologico esterno appositamente attivato.
 
Il progetto SOFT - che può essere applicato anche su scala europea visto che coinvolge 400 soggetti di diverse nazionalità, età, cultura e classe sociale - si svilupperà in cinque diversi momenti:
a)      Formazione degli operatori (durata 3 mesi);
b)    Realizzazione di un Programma pre-trattamentale (17 mesi), da realizzarsi nei reparti precauzionali delle carceri del Lazio (Rebibbia N.C. e Cassino), della Campania (Secondigliano e Poggioreale), della Lombardia (Bollate, Opera e San Vittore) e delle Marche (Pesaro), mirato alla motivazione al trattamento intensificato, al rafforzamento dell’autostima, allo sviluppo di migliori capacità sociali. I destinatari sono tutti i detenuti per reati sessuali;
c)    Realizzazione di una Unità di trattamento intensificato (durata 24 mesi) per aggressori sessuali condannati in via definitiva, mirato al contenimento degli impulsi sessuali devianti ed alla riduzione delle condotte lesive, da realizzarsi ngli Istituti Penitenziari citati;
d)      Controllo di qualità dell’intervento (10 mesi);
e)      Diffusione dei risultati (9 mesi).
 
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