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La camera mette Previti alla porta

Lo hanno fatto fuori. L’Unione nella Giunta per le Elezioni ha votato oggi, compatta, per la decadenza dal suo mandato parlamentare del forzista Cesare Previti.

Con sedici voti a favore ed undici contrari si spalancano così per l’azzurro le porte d’uscita. Una vittoria per la sinistra forcaiola e da comitato di salute pubblica, che suona anche come una consolazione visto che non è riuscita a fare fuori Berlusconi. In realtà ancora nulla di definitivo perché dovrà essere l’Aula a decidere se effettivamente l’ex ministro della Difesa dovrà abbandonare lo scranno di Montecitorio. Ma nessuno può ignorare questo voto, che indubbiamente peserà nei già complicati rapporti tra maggioranza ed opposizione.
La storia risale alla condanna in Cassazione per l’ex legale di Berlusconi a sei anni di reclusione, poi commutata ad affidamento ai servizi sociali grazie all’indulto, e l’interdizione perpetua ai pubblici uffici nell’ambito del processo Imi-Sir. Da allora si era innescato un grande battage mediatico per spingere a portare nel più breve tempo possibile l’azzurro fuori da Montecitorio. Una grancassa che aveva visto anche Peppe Grillo arruolato per l’occasione. Il comico genovese si era addirittura spinto a chiedere “lo scioglimento di Forza Italia per aver espresso una persona come Cesare Previti che fu anche ministro della Difesa”.
Scene già viste per altri processi. Il tutto fino ad oggi, a questa mattina quando c’è stata l’udienza pubblica alla quale ha partecipato lo stesso Previti e che poi ha visto la Giunta chiudersi in camera di consiglio per decidere. Una riunione che è stata il seguito di quella dello scorso 29 maggio quando fu approvata la decadenza dell’incarico. Quella di stamattina, come prevede la normativa della Camera, è stata invece l’ultima occasione per Previti ed il suo avvocato l’ex senatore diessino Pellegrino in un’udienza pubblica di presentare le proprie controdeduzioni e di difendersi dinanzi alla Giunta stessa. E l’ex ministro è andato giù duro senza troppi giri di parole. In lui è chiara la convinzione che “la scelta di farmi decadere da deputato sarebbe una scelta politica” precisando che non esistono elementi di natura tecnica per avallare la decadenza dall’incarico. Non solo, Previti è ritornato anche sulla sua condanna frutto, secondo lui, di una “sentenza assolutamente ingiusta”, dove “come scriveva il direttore di Liberazione Sansonetti è avvenuta una condanna senza prove”. Sentenza che è “oggetto di un ponderoso ricorso alla Corte europea per la non parzialità del mio ultimo giudice”. Il tutto per riaffermare in modo chiaro che “ho diritto a svolgere il mandato parlamentare perché il giudice che ha emesso l’ultima sentenza non è stato imparziale. Era vittima di un pregiudizio assoluto e totale verso di me, verso Forza Italia e verso Berlusconi”. E la prova di questo pregiudizio sarebbe per l’ex ministro della Difesa “ una lettera aperta del giudice di ben tre anni prima della sentenza”.
Fin qui la difesa personale di Previti, mentre il suo avvocato aveva chiesto o una “decadenza condizionata” oppure una sospensione. Al centro dell’analisi dell’avvocato la presenza di un vuoto normativo e la considerazione che “non è vero che tutte le cause di ineleggibilità sopravvenuta si trasformano in causa di decadenza”. Ma alla fine il voto è stato a favore della decadenza. Una decisione che sa più di pubblica esecuzione che di decisione giusta.
Mentre Rotondi parla di una “sinistra con forcone in mano”, le reazioni degli esponenti dell’Unione confermano lo stile giustizialista. Silvana Mura di Italia dei Valori dice: “La decisione della giunta per le elezioni di proporre la decadenza di Cesare Previti è molto positiva ed è il caso di dire che finalmente era ora!”. Dello stesso tono Russo Spena, capogruppo dei senatori di Rifondazione Comunista che parla di una “decisione ineccepibile”. E non manca nemmeno Franco Monaco, l’anima prodiana dell’Unione, che guarda già al voto dell’Aula per “certificare con un voto l’ineleggibilità di Previti. Dal Parlamento ci si attende: decisioni conformi alla legalità e che rassicurino circa la certezza del diritto e della pena”.
Una certezza del diritto e della pena che chissà come mai per la sinistra vale sempre solo quando si guarda a destra.
Fonte L'occidentale

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