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DDL Mastella: le reazioni dei poli

"Il governo vari un ddl da approvare in sede legislativa nelle commissioni, di un solo articolo, concordato con l’opposizione , che sposti l’entrata in vigore della riforma Castelli di sei mesi." Lo ha proposto il presidente della commissione giustizia della Camera Pino Pisicchio, intervistato da Radio Radicale.

“Abbiamo un provvedimento che procede a tappe forzate al Senato con un esito da verificare - ha aggiunto Pisicchio - al tempo stesso la magistratura programma lo sciopero nella sua massima rappresentanza e l’avvocatura ha gia’ fatto sapere che questo provvedimento non lo accetta. Molte posizioni critiche si sono levate anche in maggioranza. Se il percorso in Senato dovesse avere un esito meno accidentato di quanto paventato dalle dichiarazioni delle ultime ore, noi potremmo iniziare l’esame del provvedimento alla Camera non prima del sedici luglio, e avremo cosi’ in commissione la possibilita’ di dibatterlo per tre o quattro giorni al massimo, mentre la commissione giustizia del Senato ha avuto novanta giorni, il che e’ evidentemente poco accettabile dal punto di vista della valutazione di un provvedimento importante. Premesso tutto cio’ mi domando se non sia il caso a questo punto di rifiatare. Si puo’ presentare un ddl in sede legislativa, concordato con l’opposizione, prendendo sei mesi di tempo. Un ddl di un solo articolo che faccia slittare di sei mesi l’entrata in vigore della riforma Castelli e che dia alle Camere la possibilita’ di lavorarci ancora. Lavoriamo in questi sei mesi per pervenire ad un risultato condiviso che renda possibile l’approvazione di un provvedimento equilibrato”.

Voci assai critiche si sono levate nel contempo dal centrodestra: “Ancora una volta la magistratura, attraverso il suo sindacato, pretende di forzare la volonta’ del Parlamento. La democrazia non consente che un’ Istituzione dello Stato si imponga ad altra Istituzione, con lo strumento dello sciopero, e cio’ tanto piu’ se si tratta del Parlamento”.
Lo ha detto Gaetano Pecorella, capogruppo di Forza Italia della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. “Del resto il codice penale ancora prevede come reato lo sciopero politico dei pubblici dipendenti. Preoccupa - ha concluso Pecorella - che il Ministro della Giustizia, anziche’ reagire a questo abuso, ancora una volta si sia dichiarato disponibile ad accogliere le richieste dei magistrati mostrando invece totale indifferenza per le ben piu’ ragionevoli proteste dell’Avvvocatura”.

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