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Il lunedì caldo di Mastella al CSM

Più di 1.000 sono nel frattempo i posti da coprire negli uffici giudiziari: oltre 500 di vertice, da qui a fine gennaio, quando scatterà anche il 'tetto' degli 8 anni per gli incarichi direttivi e semi-direttivi, che vanno a sommarsi alle altre 80 poltrone già assegnate ma rimesse in discussione dalla sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato la norma 'anti-Caselli'; e più di 500 sono quelli relativi ai trasferimenti 'ordinari', negli uffici di primo e secondo grado.

Un rischio di paralisi che preoccupa Palazzo dei Marescialli, dove da giorni si prepara l'incontro di domani con il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Una riunione "tecnica" voluta dallo stesso Guardasigilli, alla quale parteciperanno anche i presidenti delle commissioni più alle prese con le novità delle norme approvate dal Parlamento a fine luglio, quelle impegnate appunto con trasferimenti e nomine. E' un corposo dossier, pieno di dati, quello che i togati Fiorella Pilato, Alfredo Viola ed Ezia Maccora hanno messo nero su bianco per rappresentare la situazione d'emergenza.

L'impegno è a stringere i denti, lavorare il più possibile e senza pause al Csm per mettersi al passo con la riforma. Ma le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti. Per questo, si fa sempre più strada tra i consiglieri dell'organo di autogoverno delle toghe l'ipotesi che le nuove norme possano essere applicate fin dai prossimi bandi per i trasferimenti, per il momento si dovrebbe andare avanti con quelle che erano in vigore allora, quando i concorsi sono stati avviati.

"E' fondamentale - sottolinea Pilato, togata di Md - un confronto improntato alla leale collaborazione con il ministro, che ci tiene che la sua riforma cammini su gambe sicure. Dobbiamo individuare, insieme, una soluzione accettabile giuridicamente, che ci consenta di non bloccare l'amministrazione della giustizia. Non sono in gioco gli interessi dei singoli magistrati, ma quelli generali: gli uffici giudiziari devono poter funzionare".

"La legge c'è e va applicata", fa eco il collega Giuseppe Maria Berruti, togato di Unicost, che pure conferma la convinzione che molte di quelle norme siano "sbagliate". "Ma ora si deve discutere di come applicarle: il lavoro è complesso, ma noi faremo la nostra parte", assicura il consigliere di Palazzo dei Marescialli.

Uno degli 'scogli' da superare è quello delle poltrone di vertice degli uffici, compito della Quinta Commissione. C'è da rispettare il 'tetto' degli 8 anni fissato dalla riforma, che obbliga fin dalla fine di gennaio (cioè, entro 180 giorni dall'ok alla riforma) quasi 400 capi a passare il testimone. Bisogna definire i criteri per valutare le idoneità, ma anche individuare i nuovi incarichi che, per effetto delle incompatibilità, vanno assegnati a presidenti e vicepresidenti di Tribunali e Corti d'appello, capi delle Procure e procuratori generali, oltre che ai loro 'numeri due'. Un lavoro complesso, al quale va ad aggiungersi quello per i circa 80 incarichi già assegnati ma rimessi in discussione dalla Consulta dopo la stroncatura della norma 'anti-Caselli', che tagliava fuori dalla corsa chi aveva già compiuto 66 anni.

Ma non finisce qui, a complicare il lavoro a Palazzo dei Marescialli ci si mette anche il sistema di incompatibilità disegnato dalla riforma per chi cambia funzioni, passando da pm a giudice e viceversa. Il capitolo è quello dei trasferimenti ordinari, dei quali si occupa la Terza Commissione: chi chiede di cambiare funzione deve spostarsi di distretto, a meno che non decida di mutare settore, ad esempio passando dal civile al penale. Ed è proprio uno dei capitoli che più preoccupa il Csm, che potrebbe trovarsi costretto a ri-bandire tutti i posti, con il risultato di "bloccare gli uffici per un anno, forse anche un anno e mezzo". Una situazione complicata anche dal divieto di assegnare ruoli monocratici a tutti i magistrati di prima nomina.

Senza dimenticare che, per chi cambia funzioni, è previsto un corso di riqualificazione: la Scuola della magistratura "ancora non c'è, se va bene ci vorrà almeno un anno - è la previsione che circola a Palazzo dei Marescialli - e nel frattempo?". La soluzione individuata sarebbe quella di affidare il compito al Csm, anche in questo caso bisogna attrezzarsi al più presto.
Fonte Alice Notizie

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