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Inaugurazione anno giudiziario con qualche imbarazzo

Poco più di una settimana è passata dal giorno in cui Clemente Mastella si è dimesso da ministro della Giustizia, nel pieno della bufera per l'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere che ha portato agli arresti domiciliari sua moglie Sandra e coinvolto lui stesso assieme ad altri rappresentanti del suo partito in Campania. Dimissioni annunciate in Aula alla Camera, con un duro atto d'accusa che l'ex Guardasigilli ha pronunciato nei confronti di quelle "frange estremiste" della magistratura che lo perseguiterebbero. Parole destinate a pesare non poco, nel sempre complicato rapporto tra politica e toghe.

Mastella ha lasciato il suo incarico dopo 19 mesi, domani non ci sarà nell'Aula Magna del 'palazzaccio' di piazza Cavour. Al suo posto, il premier e ministro della Giustizia 'ad interim' Romano Prodi, che però potrebbe arrivare già dimissionario, dipenderà dal voto di fiducia al suo governo, stasera in Senato.

Quest'anno, finalmente protagonista dopo la rinuncia alla quale lo scorso anno lo aveva costretto il capo dello Stato visto il braccio di ferro in atto con il Csm sulla sua nomina, a pronunciare la relazione sullo stato della giustizia sarà il primo presidente della Suprema Corte, Vincenzo Carbone. L'anno scorso era toccato al collega Gaetano Nicastro, il presidente di sezione più anziano.

Subito dopo, a prendere la parola, saranno il procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, l'Avvocato generale dello Stato Oscar Fiumara e il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa. Soltanto quest'ultimo parlerà a nome degli avvocati, ha precisato, in una nota, lo stesso Carbone: dopo le polemiche di ieri sull'intervento del presidente dell'Ordine degli avvocati di Roma, il 'numero uno' della Cassazione ha fatto sapere che "alla cerimonia che si terrà presso la Cassazione può partecipare come rappresentante dell'avvocatura e tenere un intervento esclusivamente il presidente del Consiglio Nazionale forense, oltre l'Avvocatura Generale dello Stato".

Si sa già che i dati sull'andamento della giustizia non sono incoraggianti. Ancora troppo lenti i processi. Nel 2006 e nella prima metà del 2007 - fanno sapere i tecnici del ministero che hanno elaborato le statistiche sul lavoro degli uffici giudiziari - in campo civile non si sono continuati ad accatastare procedimenti ma non c'è stato neppure l'auspicato miglioramento: 4 milioni e 52mila le cause pendenti a fine 2006, 4 milioni e 560mila a giugno 2007. Come se non bastasse è raddoppiato, in poco meno di due anni, l'arretrato della Corte d'Appello dei procedimenti di equa riparazione per il superamento della ragionevole durata del processo. Sul fronte della giustizia penale è esploso, invece, l'arretrato presso gli uffici dei giudici di pace.
Fonte Alice Notizie

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