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Csm assolve Lalla ma lo "bacchetta"

Con sette voti a favore e sei astensioni il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha deciso ieri mattina di archiviare la pratica a carico del procuratore capo di Genova Francesco Lalla, aperta dopo la sua decisione di sostituire in udienza preliminare il sostituto procuratore Francesco Pinto.

Il capo non era d’accordo con la richiesta di rinvio a giudizio che Pinto intendeva formulare nei confronti del fondatore dell’associazione Gigi Ghirotti, che si occupa di assistenza ai malati terminali, Franco Henriquet, che in seguito ad una perquisizione nella sede dell’associazione era stato accusato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti.

Il professore, assistito dall’avvocato Massimo Boggio, aveva spiegato che i farmaci contenenti stupefacenti si trovavano alla Ghirotti solo perché erano stati restituiti dai parenti di un paziente deceduto e l’associazione non aveva ancora avuto il tempo di smaltirli. Tesi accolta dal procuratore capo che in udienza davanti al gup Adriana Petri aveva chiesto il non luogo a procedere nei confronti di Franco Henriquet, richiesta peraltro subito accolta. dal giudice.

In seguito, parlando con Il Secolo XIX, il procuratore capo aveva motivato la sua decisione di sostituirsi in udienza al dottor Pinto, in quanto si «vergognava dell’inchiesta». Proprio sulla base di queste dichiarazioni i consiglieri del Csm, Livio Pepino e Mario Fresa, sollecitarono l’apertura di una pratica «concernente l’iniziativa anomala assunta dal dott. Francesco Lalla, procuratore capo della Repubblica di Genova, in ordine alla revoca dell’assegnazione del procedimento penale nei confronti del professor Franco Henriquet, in carico al dott. Francesco Pinto, sostituto in servizio in quell’ufficio, mediante una modifica del turno con la previsione della partecipazione all’udienza preliminare del Procuratore stesso».

Il 21 febbraio, la prima commissione del Csm, chiamata ad occuparsi del caso, aveva ritenuto di non investire il procuratore generale di una questione di incompatibilità nei confronti di Francesco Lalla, mentre ieri il plenum, seppur con sei astensioni, ha stabilito che «non essendovi provvedimenti da adottare, si delibera l’archiviazione della pratica». Il plenum ritiene «preminente l’esigenza di superare le difficoltà insorte e di garantire la massima unione nell’ufficio della Procura genovese» e osserva: «la collaborazione che deve animare i rapporti tra il Procuratore della Repubblica, i Procuratori aggiunti e i Sostituti deve essere improntata sempre non solo al rigoroso rispetto delle regole, ma anche ai fondamentali canoni di correttezza e di pieno rispetto per tutte le diverse funzioni e deve concretizzarsi in condotte ispirate a costante, leale e fattiva cooperazione». E conclude: «Il Csm sottolinea l’esigenza della massima unità e della leale ed efficace collaborazione tra i magistrati impegnati nell’azione di contrasto alla criminalità nella Procura della Repubblica di Genova e ribadisce il richiamo ai magistrati alla rigorosa osservanza dei doveri derivanti da’’alta responsabilità connessa all’esercizio delle funzioni».

Intanto però, arrivano nuovi segnali di tensioni interne alla Procura di Genova. L’ultimo riguarda il parere negativo espresso da Lalla all’arresto di Novi, nell’ambito dell’inchiesta sul porto. «Nella più severa della ipotesi appare adeguata ed efficace la misura interdittiva dall’esercizio dei pubblici uffici», ha scritto il capo della Procura alla richiesta di misure cautelari presentata dal procuratore aggiunto Mario Morisani e dai sostituti procuratori Enrico Zucca e Walter Cotugno. A dire l’ultima parola è stato il giudice per le indagini preliminari Franca Borzone, che ha dato il via libera agli arresti domiciliari. Ma lo scontro rimane.
Fonte Il Secolo XIX

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