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Da allora trascorre un anno e mezzo e Romano Prodi diventa solo un ricordo sbiadito, la crisi finanziaria flagella l'economia globale e Barack Obama  guida l'amministrazione Usa: e, soprattutto, il signor Bchi torna libero grazie ad una sentenza della corte d’appello di Genova presieduta da Maria Rosaria D’Angelo che ha ritenuto inattendibili le testimonianze dei due accusatori.

Secondo i Giudici Genovesi sarebbe stata la vergogna ad indurre le presunte vittime della violenza ad inventare la storia della violenza subita per giustificarsi nei confronti dei partner.

Per provare la sua innocenza Mostafa Bchi ha lottato con la forza della disperazione. In primo grado, nel luglio dello scorso anno, il collegio del tribunale spezzino aveva accolto in pieno le richieste avanzate dal pubblico ministero condannandolo a nove anni di reclusione. A strapparlo al carcere è stato il suo legale: l’avvocato Alessandra Baudino nel corso delle udienze davanti alla corte d’appello ha smontato le tesi dell’accusa. Ha fatto emergere le contraddizioni e smontanto l’attendibilità delle testimonianze.

Forse dovremmo gioire per l'epilogo della vicenda, nella consapevolezza che il signor Bchi avrebbe ben potuto restare in galera per un periodo di tempo assai maggiore.

Confessiamo invece di non riuscire ad intravedere il lieto fine in una vicenda che ha costretto un cittadino al sequestro di un anno e mezzo della propria libertà. E immaginiamo che  il signor Bchi sarà d'accordo con noi.

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