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Istanza all’insegna del fate presto, che punta a rimediare al peggiore errore giudiziario che possa accadere in terra di faida: un’istanza di revisione processuale che punta a rimettere in libertà un innocente arrestato e condannato al posto di un killer vero, da sei anni libero e impunito.


È il caso di Giovanni De Luise, che prima di finire in manette - dicembre 2004 - era incensurato e faceva lo spedizioniere. In poche ore la sua vita cambia in modo drammatico: prima gli ammazzano il fratello, Antonio De Luise (finito nel mirino degli scissionisti); poi viene arrestato come killer di Massimo Marino, a sua volta cugino di Gennaro Marino (ras degli scissionisti).

Scenario investigativo chiaro, nell’ottica degli inquirenti: l’omicidio Marino è la risposta dei Di Lauro a quello di Antonio De Luise. 


Ma non è tutto: la svolta, in quel dicembre 2004, arriva subito, grazie a un sms inviato da Cinzia Marino, sorella di Massimo Marino, poche ore dopo la morte del congiunto. La donna è in obitorio a piangere il fratello ucciso, quando si materializza la sagoma di Giovanni De Luise. Lei lo riconosce e spedisce un sms a un’amica: «C’è il killer di mio fratello, l’ho visto poche ore fa, arma in pugno, uccidere mio fratello». Versione confermata in aula, al termine di un interrogatorio teso, drammatico. Cinzia Marino (poi diventata teste protetta) fissa De Luise e lo inchioda con sguardo e parole: «È lui, l’ho visto affacciarsi dal muro di cinta, ha ammazzato mio fratello».





Al racconto della sorella della vittima, si aggiunsero poi le dichiarazioni di due pentiti della prima ora della faida di Scampia - Domenico Rocco e Pietro Esposito: entrambi confermarono scenario e movente, raccontando di un feroce botta e risposta tra dilauriani e scissionisti.

Caso chiuso, insomma, la sentenza diventa definitiva. 


Ma la storia dell’ex spedizioniere si riapre pochi mesi fa, quando spuntano altri due collaboratori di giustizia - gente del calibro di Antonio Prestieri e Antonio Pica - che raccontano la «vera» verità dell’omicidio di Massimo Marino: «Quell’uomo è innocente, Giovanni De Luise non uccise Massimo Marino. Quel delitto fu consumato da omissis». 
Indagini in corso. Parole che bastano a spingere gli inquirenti a chiedere la revisione del processo, all’insegna della massima onestà intellettuale. 


Tanto che l’istanza che viene firmata dal procuratore Giovandomenico Lepore e dal pm Stefania Castaldi, che conduce le indagini sullo scenario della faida assieme al collega Luigi Alberto Cannavale.

Una richiesta di revisione, da parte della Procura, che sposa in pieno la posizione del penalista Carlo Fabozzo, convinto assertore dell’innocenza di De Luise, oggi più che mai pronto a rivolgersi alla Corte d’appello di Roma per la revisione processuale. Doppia istanza i giudici capitolini, dunque, stessa motivazione: da sei anni c’è un killer libero e un innocente in galera.
da Il Mattino

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