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Il silenzio sull’annientamento dei cristiani nei territori palestinesi

di Elleci

“I territori contesi in Giudea e Samaria e nella Striscia di Gaza sono stati amministrati dall’Autorità Palestinese e, negli ultimi anni, parzialmente, da Hamas. Sotto questi regimi, la popolazione cristiana è stata vittima di violazioni dei diritti umani, tra i quali intimidazioni, aggressioni, furto di proprietà, attacchi armati contro chiese e altre istituzioni cristiane, disoccupazione, boicottaggio economico, torture, rapimenti, matrimoni forzati, violenze sessuali e ricatti. I musulmani che si sono convertiti al cristianesimo sono i più esposti al pericolo, lasciati senza alcuna difesa di fronte alla crudeltà dei fondamentalisti musulmani. I dirigenti dell’Autorità palestinese e Hamas sono i diretti responsabili di molte di queste violenze”.

Questo e’ quanto dichiarato da Justus Reid Weiner, avvocato che si occupa di diritti umani a livello internazionale. Ancora: “In quanto Dhimmi, i cristiani che vivono nei territori controllati dai palestinesi subiscono restrizioni legali, politiche, culturali e religiose. Gruppi musulmani come Hamas e Jihad islamica hanno costruito una società basata sull’odio che già era un fondamento della società islamica da sempre. In più, l’Autorità palestinese ha adottato la legge islamica nella propria costituzione. In simili condizioni, gli arabi cristiani sono diventati vittime di pregiudizi e atti criminali. Decine di migliaia di cristiani palestinesi hanno abbandonato le loro case per emigrare, non importa verso quale paese, l’importante era ottenere un visto di ingresso. I dati democratici sono inconfutabili: “A Betlemme, la popolazione cristiana era l’80 per cento nel 1950, Oggi è scesa al 15 per cento. Numeri che vengono tenuti accuratamente nascosti dall’Autorità palestinese. Nell’eventualità diventassero di dominio pubblico, sarebbero obbligati a spiegare il motivo di questo declino“. Weiner spiega poi come sia stata la politica di Yasser Arafat a determinare questo calo demografico. “Dopo che ottenne il controllo su Betlemme, vennero ridefiniti i confini municipali della città. Lo stesso Arafat ruppe con la tradizione affidando la carica di governatore a un musulmano. Il municipio di Betlemme, che secondo la legge deve avere una maggioranza cristiana, è caduto nella mani dei musulmani”. Otto seggi su quindici del consiglio comunale sono ancora riservati ai cristiani ma è Hamas che controlla il comune grazie all’alleanza con alcuni sedicenti cristiani. “Arafat coronò i suoi sforzi quando trasformò il monastero greco ortodosso accanto alla Chiesa della Natività nella sua residenza ufficiale a Betlemme. I problemi dei cristiani sono gli stessi in tutto il Medio Oriente (n.d.r. in Egitto decine di cristiani sono stati linciati, spesso intere famiglie massacrate per strada in quanto identificate dal crocifisso che pendeva dallo specchietto interno dell’auto). Nella società palestinese, gli arabi cristiani non hanno né voce né protezione. Non stupisce che cerchino di andarsene. A causa dell’emigrazione, che continua ormai da due o tre generazioni, il 70 per cento dei cristiani che vivevano nel West bank o a Gaza, oggi vivono all’estero. Decine di migliaia a Sidney, Berlino, Santiago, Detroit e Toronto. L’emigrazione dei cristiani arabi è moltiplicata nell’ultimo decennio e non accenna a diminuire. Si calcola che a Gaza vivano solo 1.500/3.000 cristiani su una popolazione di un milione e duecentomila musulmani. Forse meno di cinquantamila ne rimangono in tutto a Gerusalemme est, nel West Bank e a Gaza “. Conclude l’esperto: “I crimini contro gli arabi cristiani nei territori contesi sono commessi da musulmani. Eppure molti leader cristiani palestinesi accusano Israele per questi crimini al posto ci chi li ha commessi. Patriarchi e arcivescovi di estrazione araba, per interessi personali o a causa di intimidazioni, nascondendo la verità mettono in pericolo la loro gente“. I dati numerici, invece, sono questi: “Israele è l’unica eccezione nel Medio Oriente dove la popolazione cristiana sin dal 1948 ha continuato a crescere, più del 400 per cento. Inclusi anche cristiani non arabi, come i russi, che sono arrivati perché erano parte di famiglie miste ebraico-cristiane”.

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