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«Ma queste strutture, per funzionare bene hanno bisogno di personale e di risorse, che non ci sono - ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni - e, soprattutto, sono dimensionate su una capienza regolamentare di 4.500 detenuti, mentre oggi, nel Lazio, siamo arrivati ad oltre 6.800 reclusi. Per questo, in queste ultime settimane, dopo i quattro decessi in un mese registrati solo a Roma, ho chiesto ai miei collaboratori di fare un check up alla sanità penitenziaria. I risultati che ne sono usciti disegnano un quadro a dir poco critico che conferma come quello alla salute sia quello più fra i meno garantiti in carcere».
 
Sono queste alcune delle criticità evidenziate nel rapporto del Garante. Nel carcere di Frosinone ogni turno viene coperto da due soli infermieri (uno la sera), in una struttura che ospita 540 detenuti garantendo contemporaneamente la somministrazione dei farmaci, l’effettuazione dei prelievi e l’assistenza alle visite dei medici.
 
In una delle sezioni di Rebibbia N.C. con oltre 400 detenuti, il turno viene garantito da due/tre  infermieri. A Velletri, il nuovo padiglione per oltre 200 reclusi è stato parzialmente aperto in attesa delle assunzioni del personale medico e paramedico. In questa struttura la terapia farmacologica viene somministrata dalle 18.00 fino alle 21.00.
 
Al “Mammagialla” di Viterbo, gli infermieri sono insufficienti, come a Cassino, dove ci sono molte difficoltà nell’ottenere il ricovero dei detenuti nell’ospedale cittadino, nonostante le richieste presentate dalla direzione sanitaria del carcere al pronto soccorso dell’ospedale. A Frosinone, Cassino, Viterbo e Regina Coeli da mesi non è possibile effettuare la fisioterapia. In quest’ultimo carcere la situazione è ancor più delicata, visto che il Dap vi assegna detenuti da ogni parte d’Italia per le cure mediche e fisioterapiche.  
 
L’assistenza sanitaria in carcere prevede, come succede ai liberi cittadini, visite quotidiane e periodiche per accertamenti, diagnostica e consulenze. A Cassino e Velletri c’è l’ecografo ma manca lo specialista, sempre a Cassino da mesi è stato chiuso il gabinetto odontoiatrico, a Regina Coeli l’attività di odontoiatria sociale è stata sospesa da dicembre. A Frosinone mancano il diabetologo e l’ortopedico; cardiologo, infettivologo e psichiatra sono a disposizione solo poche ore al mese. Per questo problema, a Frosinone e a Viterbo, gli operatori sanitari hanno chiesto alle rispettive direzioni, senza avere risposta, l’aumento delle ore  di infermieri e specialisti.
 
Un discorso a parte meritano le visite fuori dal carcere, spesso prenotate mesi prima e poi saltate all’ultimo momento per mancanza di agenti di polizia penitenziaria necessari per la scorta. A Rebibbia N.C. ci sono mesi di attesa per le visite chirurgiche.
 
Infine, nonostante la legge preveda l’erogazione dei farmaci di fascia C a carico delle Asl, se prescritti, in molti istituti di pena i detenuti devono comprarsi di tasca propria questi farmaci  (pomate per le emorroidi, per i funghi, colliri).
 
«Se la situazione è preoccupante - ha concluso Marroni - il continuo aumento della popolazione carceraria, causato dal sovraffollamento acuirà i disagi e le situazioni critiche. Una situazione, questa, per certi versi preventivabile visto lo stato in cui versa la sanità regionale e considerato che, dal 2008, la sanità in carcere è passata dal Ministero della Giustizia alle Regioni e alle singole Asl. Per questo siamo in continuo contatto sia con la Regione Lazio e con l’Osservatorio Regionale per la salute in carcere con le singole Asl per individuare quali, fra le situazioni più critiche, possono trovare una soluzione con l’impegno delle parti».

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