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Annientamento “cautelativo”


E chissà cosa avrà allora provato Claudio Strada (la cui vicenda, almeno, è durata temporalmente assai meno di quella di Zornitta) che si è ritrovato ad essere “attentatore per un giorno” perché riconosciuto (si fa per dire) in alcune immagini catturate da due telecamere nel momento in cui, detonatore alla mano, era intento a far esplodere il cassonetto assassino.
Si è cominciato con l’uso delle iniziali, si è arrivati a farne nome e cognome e anche di più. Come, ad esempio (e non solo lui), Sandro Ruotolo – braccio destro e segugio di Michele Santoro – che su twitter, oltre a rivelarne nome e cognome, è arrivato anche a postarne la foto del palazzo dove vive il “mostro per un giorno”.
E, poi, una volta accertato che quell’uomo non aveva nulla a che vedere con l’esplosione che ha ucciso la giovane Melissa e ferito più o meno gravemente altre ragazze, Ruotolo non si è scomposto più di tanto ed ha twittato rispondendo ai messaggi di perplessità lasciati da alcuni suoi followers: «Accolgo i vostri rilievi ma tutti sapevano. La mia intenzione era di raccontare i fatti. Mi dispiace di aver ferito sensibilità». Qui però, mi si consenta, non si tratta di “aver ferito sensibilità”: siamo di fronte ad un vero e proprio linciaggio (complice più o meno volontario, purtroppo, anche qualche magistrato fin troppo attento a ricercare notorietà e primi piani tv), all’annientamento “cautelativo” di una persona, alla condanna preventiva di un semplice sospettato. In altre parole ad una stampa che, con il giustizialismo a tutti i costi, è alla disperata ricerca di consensi e dei conseguenti tornaconti economici: anche a dispetto dell’esistenza di un essere umano.

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