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Quel pasticciaccio brutto del Kazakistan

 di Mauro Mellini
E’ proprio un gran brutto affare quello dell’espulsione forzata della famiglia dell’oppositore del dittatore Kazako.
    In un Paese come il nostro, in cui si vieta l’espulsione a ragione di un diritto di asilo politico sulla base dell’esistenza di condizioni di guerra civile nel Paese di provenienza, si è proceduto in gran fretta e con sospetto spiegamento di forze nei confronti di due donne per le quali era intervenuta richiesta in tal senso dal Paese d’origine, richiesta, a quanto pare, pressante e petulante, cosa che, da una parte, dato il regime esistente in tale Paese, rappresentava almeno un segnale di un intento persecutorio “ad personam” e, dall’altro, avrebbe potuto far scattare, o, almeno far balenare la necessità, di una regolare procedura di estradizione.

    Il peggio è che è pure scappata fuori una storia di interessi dell’E.N.I. in Kazakistan. L’E.N.I. che, ai tempi di Mattei, ed a lungo dopo di essi, aveva una “politica estera” propria, spregiudicata e sopraffattrice.
    La puzza di petrolio e di gas è un ulteriore lato oscuro della faccenda.
    Chi è responsabile? E’ vero che l’indicazione di Alfano, Ministro dell’Interno come quello che dovrebbe rispondere della malefatta (materialmente compiuta da poliziotti dipendenti dal suo Ministero) è, più che la solita ricerca del capro espiatorio, sospetta per la specificità degli intendimenti di coloro che gridano la sua colpevolezza.
    Non sembra dubbio, però, che, se al Ministero dell’interno ed in tutte le Questure non fosse stata in vigore una precisa norma che imponga di sospendere, in caso di richiesta di “consegna” da parte del Paese di provenienza ogni procedimento di espulsione in attesa o di un formale provvedimento giudiziario di estradizione, o di un esame speciale che, direi, dovrebbe essere sempre rimessa al Ministro, ciò comporterebbe una grave responsabilità politico-amministrativa di Alfano (e dei suoi predecessori, Cancellieri in testa).
    C’è da aggiungere che se al Ministero degli Esteri erano giunte le pressioni Kazake per l’espulsione, qualcuno di tale Ministero aveva il dovere di informarne gli Interni, ed eventualmente l’Autorità Giudiziaria (di cui mi pare si parli troppo poco in tutta questa storia) data l’evidente quanto sospetto anomalia del comportamento dei poco rassicuranti richiedenti.
    Ma, ora, un’altra grossa questione si è inserita in questo brutto pasticcio.
    E’ stata presentata in Parlamento una mozione di sfiducia contro il Ministro Alfano. “Una manovra contro il Governo” si è subito detto. Già, ma bisognerebbe aggiungere che si tratta dell’utilizzazione di una manifesta deformazione non tanto dei regolamenti parlamentari, quanto dello stesso impianto costituzionale, operata alterando il regolamento parlamentare.
    La mozione di sfiducia nei confronti di un singolo ministro è, infatti, inconcepibile nell’architettura del sistema del “governo parlamentare” fondata sul rapporto fiduciario del governo nel suo complesso e, quindi nella piena solidarietà, con il Parlamento. La mozione di sfiducia nei confronti di un singolo ministro è stata introdotta, infatti, per “adattare” Regolamenti e Costituzione al “consociativismo” ed in particolare, all’inciucio sottobanco D.C.-P.C.I. che comportava la spinta ad un regime improprio rispetto allo schema della Carta Costituzionale, quello cioè, di un “governo d’Assemblea”, espressione diretta dell’Assemblea Parlamentare, di antica e poco piacevole origine giacobina.
Con tale procedura è fortemente intaccata e potenzialmente abolita la solidarietà del Governo nel rapporto con il Parlamento.
    E ciò avviene mentre si va cianciando di presidenzialismo e di “rafforzamento dell’Esecutivo”.
    Si aggiunga che, per il giuoco di alcune norme regolamentari, istituite quando una mozione di “sfiducia parziale” al governo non era nemmeno lontanamente ipotizzabile, il Governo non potrebbe porre la questione di fiducia sulla sfiducia minacciata ad uno o più dei suoi componenti!
    Se questo quadro normativo è assurdo, è squallida ed assai poco edificante la storia dell’uso di questa stortura nei decenni in cui tale sistema deformato è stato ammesso.
    Di tutte le mozioni di sfiducia a singoli ministri, una sola è stata approvata: quella contro Filippo Mancuso, ministro della Giustizia “reo” di aver mandato degli Ispettori ministeriali a Milano, dove quel goffo “luminare del diritto” stava mettendo in atto, non senza l’ausilio di personaggi poco meno grotteschi, il sistema “Ti arresto – tu fai il nome di un altro – io arresto quell’altro e mando a casa Te” che caratterizzò l’etica e la civiltà giuridica di Mani Pulite.
    A porre la questione di sfiducia nei confronti di Mancuso era, in realtà, il “Partito dei Magistrati”. Il Governo si attenne ad una codarda “neutralità”. Mani Pulite colpiva così, oltre che una classe politica marcia e paurosa, l’impianto stesso della Costituzione.
    E si vede.

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