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Caso Del Turco, il Partito dei Magistrati è compatto

 di Mauro Mellini
La sentenza di condanna di Ottaviano Del Turco a nove anni e sei mesi merita anzitutto un commento quale “elemento” della situazione politica: il Partito dei Magistrati non si spacca nemmeno di fronte alle prove più difficili e manda un chiaro segno di “solidità” alla vigilia della “soluzione finale” (che non esclude ulteriori “aggiunte”) del caso di Silvio Berlusconi.
    Del resto l’ex Procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi parla di “ristabilimento della verità”, prendendosela con le “campagne mediatiche che volutamente diffondevano la falsa notizia di innocenza (sic) acclarata.
    Il partito dei magistrati, si fa insofferente di qualsiasi devianza della stampa dalla “linea corretta”, consistente nel considerare colpevole l’imputato dal primo all’ultimo momento.
    Le parole dell’ex Procuratore Trifuoggi ricordano quelle del P.M. di Palermo che, quando un GIP rinviò a giudizio i “colpevoli” della trattativa tra Stato e Mafia, si affrettò a dichiarare che, “acclarata la verità” era arrivata l’ora di fare i conti con quelli che avevano avuto a ridire su quella grottesca ipotesi di reato.
    Il dibattimento a carico di Del Turco, sin dalle prime battute, aveva dato l’impressione a quanti avevano avuto modo di seguirne le vicende, di una totale vacuità dell’accusa, fondata (si fa per dire) sulla parola, oltre tutto generica ed alquanto confusa, di un equivoco personaggio, divenuto bancarottiere e, quindi, “pentito”.
    E le ultime battute, con una stucchevole requisitoria del P.M., avevano in tutti rafforzato tale impressione.
    Ma incombe la data del 30 luglio. Un messaggio chiaro è già stato inviato al Cavaliere ed a Napolitano con la condanna a sette anni di Emilio Fede.
    Ma non basta. A Del Turco è toccato l’ingrato compito di “rafforzare” il “preavviso” con la condanna a lui inflitta, a quanti si ostinano a sperare in un estremo salvataggio di Berlusconi.
    In questa atmosfera l’invito di Napolitano a non legare le sorti del governo Letta (sempre più un “governo del Presidente” piuttosto che un governo di coalizione e d unità nazionale) sia all’episodio Kazakistan, sia all’esito della sentenza Berlusconi in Cassazione, ha il sapore di un invito al Centrodestra, e non solo al Centrodestra, alla rassegnazione.
    Ma non è questione di Centrodestra o di Centrosinistra. E’ questione di Partito dei Magistrati ai quali manca ora solo la vittoria nel referendum dei cosiddetti radicali, divenuti berlusconiani per adozione, sconsideratamente loro offerta su di un piatto d’argento da promotori totalmente ignoranti ed a lungo distratti su ogni questione di giustizia, per assumere un ruolo di commissariamento della Repubblica.
    Chi si domanda che c’entri Del Turco con Berlusconi, il Governo e le sorti della Repubblica non potrà avere la cura di nostre amorevoli spiegazioni. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e più pericoloso imbecille di chi non vuol capire.

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