FacebookTwitterGoogleFeed

 

Sicilia, nodi al pettine con Crocetta

di Mauro Mellini
Situazione paradossale in Sicilia. Il governo regionale di Rosario Crocetta si regge (il termine è forse improprio, ma, tanto vale) avendo contro i maggiori partiti rappresentati all’A.R.S., P.d.L., P.D. e Movimento 5 stelle. Non ha, a quanto sembra, la maggioranza dei deputati regionali. Ma gli assessori, benché sollecitati dai loro partiti, non si staccano dalle poltrone.
I consiglieri (deputati) potrebbero, a norma di statuto, presentare una mozione di sfiducia. Ma non lo fanno. Infatti col sistema attuale che vige per le Regioni, se va a casa il Presidente ci vanno anche coloro che ce lo mandano, i deputati dell’Assemblea che lo sfiduciano.
Crocetta ha la fiducia del partito, se così può chiamarsi la lista di supporto personale della sua candidatura, “Il Megafono” ufficialmente sostenuta, allora, dal P.D.. Ha poi l’appoggio della Confindustria siciliana (l’“eolico”, con autorizzazione regionale e crediti agevolati, con “nulla osta ambientale” di Legambiente). Avrà sicuramente l’appoggio di quella parte della magistratura siciliana nelle cui beghe, stando alle dichiarazioni di un suo esplicit ma non soddisfatto sostenitore, oggi pentito, (che però è, occorre dirlo, un conclamato cialtrone) si sarebbe intromesso quando tali beghe sfociarono nelle bagarre per la nomina di un procuratore della Repubblica della quale si diceva che ne sarebbe dipesa la sopravvivenza del governo regionale Lombardo (che però quella Procura fece “saltare” malgrado quel candidato a dirigerla avesse perso la partita).
Lasciamo perdere i valori etici e politici di Crocetta, il suo rapporto col P.D., che sembra si chiuda, mentre pare si apra quello con un’”area Renzi”, cui aderiscono ora senza nemmeno passare per il P.D. personaggi notoriamente vaganti che hanno conosciuto le più arrischiate giravolte ed i rapporti con i personaggi più incredibili e grotteschi. Lasciamo pure perdere le pale eoliche (che pare che girino a vuoto e producano elettricità che la rete non può assorbire). Ne parlerà, semmai Sgarbi che pare proprio che ci avesse azzeccato. E, così, magari, ma l’accostamento è solo una nostra supposizione, la fiorente industria della “monnezza”.
Quel che qui vogliamo sottolineare è il paradosso di questo sistema “presidenzialista”, instaurato nella Regione e che in Sicilia sta dando i frutti velenosi, del dissennato andazzo di privilegiare la “governabilità” e la stabilità, esautorando assemblea e partiti Ponendo il divieto del cumulo delle cariche di deputato regionale e di assessore, si ha la conseguenza di far degli assessori regionali dei bambocci nelle mani del Presidente e dei deputati-consiglieri regionali dei “pupi” in mano ad un “puparo” inamovibile. O quasi.
Perché c’è un partito che può dare lo sfratto al Presidente. A Crocetta come lo ha dato a Lombardo e come lo ha dato a Cuffaro (cui ha dato pure un congruo alloggio in correlazione allo sfratto).
A poter far cadere il governo regionale ora, in pratica è solo il P.d.M. il Partito dei Magistrati. Due governi regionali sono caduti per il pollice verso di tale partito. Così come a Roma è caduto per la stessa via il governo Berlusconi.
“La Sicilia come metafora” è il titolo che diede Sciascia ad un suo libro-intervista.
Metafora e qualcosa di più. E’ il ritorno all’Italia delle lotte dei Guelfi e dei Ghibellini, quando chi perdeva veniva “bandito” o ammazzato.
E quando i Podestà e Capitani di giustizia venuti “a metter pace”, diventavano i Signori di quelli che erano stati i liberi Comuni.
Chi vuole intendere intenda.

Video In Evidenza

Il Libro

La rubrica

banner gg lib

Non è solo Saguto

annuncio

      CLICCA SULL'IMMAGINE PER INFO

La Newsletter

Privacy e Termini di Utilizzo

social

Giustizia Giusta utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza sul sito. Continuando la navigazione autorizzi l'uso dei cookie.