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In memoria di Sergio Stanzani

 di Mauro Mellini

Se ne è andato giovedì scorso a novant’anni, non abbastanza perché la sua morte non sembrasse improvvisa, “immatura”, Sergio Stanzani, fondatore e militante del partito Radicale, e di molte battaglie liberali, democratiche e laiche del secolo scorso.

 

Sergio aveva uno spirito di militanza che gli aveva fatto superare situazioni per altri, (anche per me) difficili, insuperabili. Militanza che per Lui era amicizia, non condizionata all’”evolversi” di situazioni politiche e di impuntature personali.

Quando il gelo di una incompatibilità con una formazione politica ha cominciato a farsi sentire per me e per le mie idee, ho continuato a sentire il calore dell’amicizia e della stima Sua, che non ha condizionata alla stupido metro di un’assurda “ortodossia”. Le nostre strade si sono separate ed allontanate, ma quella sensazione è rimasta, tanto più forte quanto lo era la Sua determinazione di battere fino in fondo la strada prescelta. Ho scritto, e non una sola volta, della sua vicinanza, quando, in mancanza dei “necessari” comandi, il Gruppo parlamentare radicale tentennò, rifiutando persino di prestarmi attenzione, così anche rispetto, mentre ero impegnato nella difficilissima, ma non impossibile battaglia per disinnescare la vergognosa legge che vanificava e smentiva spudoratamente l’esito del referendum che aveva abolito l’irresponsabilità civile dei magistrati. Sentii allora come quell’amicizia non fosse solo un dato emotivo, ma avesse radici profonde nel pensiero e nell’attenzione per quello altrui. Grazie ancora Sergino. Quegli anni spesi assieme non sono stati sprecati.

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