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A Racalmuto l'antimafia si "mangia" le tombe

 di Mauro Mellini
Professionisti dell’Antimafia
, questo è il titolo famoso di un articolo di Leonardo Sciascia, che costituì la motivazione ufficiale di una sua “messa al bando” da parte di una Sinistra bacchettona, decisa a vivere di rendita, tra l’altro, con una pretesa ortodossia antimafiosa.

Più o meno in quegli anni io scrivevo un opuscolo “Gli sciacalli dell’antimafia”. Sciascia, forse, avrebbe ritenuto eccessivamente aggressiva quell’espressione.

 

Ma oggi, senza dover guardare più in là del suo paese d’origine, Racalmuto, Leonardo Sciascia avrebbe dovuto inventare, magari, un altro titolo ancor più “politicamente scorretto” perché potesse essere appropriato ad una significativa vicenda locale: “I vampiri dell’antimafia”.

Racalmuto è uno dei comuni italiani in cui l’Amministrazione eletta dai cittadini è stata sciolta per “infiltrazioni e condizionamenti mafiosi”.

In che cosa consistano “infiltrazioni” e “condizionamenti” è facile rendersi conto non sia cosa chiara. Può benissimo aver ragione, dunque, Vittorio Sgarbi quando sostiene che l’Amministrazione di Salemi, Comune di cui era sindaco, era stata sciolta perché combatteva la mafia delle pale eoliche. I fatti hanno cominciato a dargli ragione, perché è venuto fuori che nel grossissimo affare dell’energia eolica, rivelatosi, intanto, più che un affare, è proprio come diceva Sgarbi, una “bufala” ed una bufala in cui la mafia avrebbe messo le sue mani voraci.

Tornando a Racalmuto. Due anni fa l’Amministrazione Comunale ha emesso un bando per inviare i cittadini che avevano voluto procurarsi la loro ultima dimora in un camposanto oramai stracolmo di ospiti, a versare un importo per il quale il Comune avrebbe poi assegnato una tomba nell’area già acquisita. Duecento Racalmutesi provvidero in tal senso ed il Comune incassò cinquecentomila euro.

Ma, intanto, l’Amministrazione veniva sciolta, appunto, per “infiltrazioni e condizionamenti mafiosi”. Non so in che cosa consistenti, non escluderei che gli onori che il paese tuttora tributa al suo illustre concittadino (cui ha pure eretto un monumento in una strada cittadina) abbiano almeno concorso al grave provvedimento.

Certo infiltrazioni e condizionamenti non dovevano essere troppo profondi e radicati, se, una volta mandati a casa Sindaco, Assessori e Consiglieri, i Commissari nominati dallo Stato e poi dalla Regione, col primario compito, evidentemente, di combattere le une e gli altri, non hanno toccato minimamente nemmeno uno dei funzionari, impiegati, uscieri e bidelli comunali. Chi sa come la mafia si infiltra nei Comuni e li condiziona, saprà pure quali considerazioni trarre da tutto ciò.

Forse perché alla ricerca delle poco evidenti “infiltrazioni”, oppure perché convinti che un Commissario “antimafia” non deve distrarsi dal suo primario compito dando troppo peso a quisquilie giuridico-amministrative “ordinarie”, i Commissari antimafia di Racalmuto si sono trovati alle prese con i noiosi problemi finanziari, come quelli di dover trovare i soldi per pagare i dipendenti comunali. Sta capitando a Crocetta alla Regione, uno che più antimafia di così non si può: è dunque accertato che non basta essere “Antimafia” per cavarsela bene con la brutalità dei bilanci. Anzi.

Fatto sta che, alla ricerca dei soliti quattrini che non si trovano, l’uno o l’altro o tutti i Commissari Antimafia di Racalmuto hanno pensato bene di attingere a quei bei cinquecentomila euro, senza badare troppo alla loro funerea destinazione. E debbono aver ragionato come l’Ariosto:

“che sarebbe pensiero poco accorto
prender dei vivi per salvare un morto.”

Anzi, duecento morti. Perché del “fondo protombe” costituito da duecento previdenti cittadini pare che proprio non ve ne sia più traccia.

C’è chi si ostina a predicare che la mafia si combatte con la buona amministrazione. Sarà così.

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