FacebookTwitterGoogleFeed

 

Lavoro nero in Vaticano: predicare bene (infallibilmente) e razzolare male

La questione dell’”accoglienza” che Papa Francesco ci raccomanda dall’alto del suo magistero spirituale, nei confronti delle ondate migratorie dai paesi dell’Africa e del Medio Oriente, si riconnette con quella del lavoro da offrire agli “accolti”. Anzi, si può dire che proprio questo sia il problema più arduo,
In un nostro precedente scritto, in un modo che molti avranno giudicato irriverente e, magari, un po’ forzato, avevamo accennato al fatto che era facile per il Papa predicare il dovere dell’accoglienza, visto che non c’erano gruppi di sopravvissuti alle traversate mediterranee sui barconi dei nuovi schiavisti a parcheggiare nello Stato della Città del Vaticano.
 

Ora apprendiamo una notizia che, assieme a quanto era già noto sullo stato del lavoro all’ombra del Cupolone, impone delle riflessioni che confermano che quella nostra pretesa di negare valore alle invocazioni papali sull’argomento non è poi così priva di buone ragioni.
Pare che il Vaticano abbia fatto sapere che, in occasione dell’Anno Santo assumerà un buon numero di extracomunitari. Non sappiamo se andranno a prenderseli a Lampedusa o negli altri luoghi in cui quei poveretti, scampati alle tragedie del mare, vengono parcheggiati, oppure se ad essere assunti saranno extracomunitari più “stagionati”. Ma non è questo il punto.
Cioè, alla fine dei conti, non è questo.
C’è una situazione che non è un mistero né della fede né delle prassi vaticane.
Il Vaticano fa lavorare in nero, e quindi non solo in situazione di precariato, un certo numero di giovani italiani nel settore relativo al “turismo” (e pellegrinaggio) nella Basilica e nei Musei.
Ora, di fronte al maggior afflusso di visitatori (pellegrini o turisti) per l’Anno Santo, anziché trasformare quel rapporto precario di lavoro (lavoro in nero) in qualcosa di più stabile e continuo (ora hanno cura di intervallare i periodi di lavoro con una sorta di rotazione) l’Amministrazione Vaticana ricorre ad un precariato ancor più precario per la posizione degli assunti, senza, quindi, che quei lavoratori precari (ed in nero) che da tempo lavorano già nel settore (falso precariato, dunque) traggano il minimo beneficio dal maggior “fatturato” dell’impresa (per così dire) ottenuto, appunto con l’Anno Santo.
Ed allora? Allora c’è da osservare che questo si chiama predicar bene (e, magari, infallibilmente) e “ratzolare” (e, anzi, è il caso di dire “bergogliare”) male, né ad impedircelo sarà quel dovere di rispetto per tutte le religioni (ed i relativi esponenti) che, non da oggi, pensiamo si debba osservare. 
                                                                             (mm)

Video In Evidenza

Il Libro

La rubrica

banner gg lib

Non è solo Saguto

annuncio

      CLICCA SULL'IMMAGINE PER INFO

La Newsletter

Privacy e Termini di Utilizzo

social

Giustizia Giusta utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza sul sito. Continuando la navigazione autorizzi l'uso dei cookie.