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L'inarrestabile invadenza della magistratura

 

Dunque, Ministro e Capo della Polizia erano stati imputati di “cooperazione colposa in omicidio doloso”. Ipotesi in sé ardua a definirsi e delimitarsi. Nel caso, assurdamente concepita ed applicata.
La “cooperazione colposa” sarebbe consistita nel non aver disposto la scorta a Marco Biagi ed il reato doloso quello delle B.R. che lo uccisero.
Ora che un ministro sia chiamato a rispondere penalmente di una “omissione” di un provvedimento che non gli è imposto specificamente da alcuna legge, ma che è affidato al suo potere largamente discrezionale, significa sostituire la responsabilità penale di fronte alla magistratura, alla responsabilità politica di fronte al Parlamento.
Parlare, dunque, in questo caso, di responsabilità per “cooperazione colposa” è una clamorosa baggianata, perché il “dovere” di disporre la scorta nascerebbe solo dal fatto (futuro) del delitto doloso (omicidio volontario) compiuto dalle B.R. Se poi si considera che il carattere terroristico faceva di quell’omicidio un reato contro la personalità dello Stato, allora la “cooperazione colposa” di un ministro con tale reato diventa addirittura un’ipotesi ridicola.
Ma la baggianata vera non è quella dei magistrati, i quali, poi, tutto sommato, hanno fatto quello che è oggi il loro mestiere: affermare ed ampliare il loro potere politico-costituzionale. Nel caso affilando le armi “a futura memoria”.
Lo scandalo è quello di una cosiddetta (si è costretti ad usare questa precisazione) scienza giuridica. Dove sono i maestri del diritto costituzionale, quelli del diritto penale?
Come fanno a tacere? Ad essere così distratti da non far caso a certe enormità?
Lo sconquasso istituzionale ha radici profonde. Ma la pianta, la mala pianta della prevaricazione del potere giudiziario, che ne cresce rigogliosa, ha una caratteristica straordinaria: pare che sia invisibile.
Per cui professa la scienza del chiudere gli occhi. 

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