Concorso "nunciatorio" in associazione mafiosa

 

Sono personalmente convinto del dovere deontologico dell’avvocato di evitare di farsi portatore di qualsiasi notizia, desiderio, volontà di clienti detenuti che possano costituire una forma di pur minima partecipazione ad attività illecite del cliente stesso o di altri.
Ma ciò non toglie che il fatto di spiare l’avvocato che conferisce col cliente, è una violazione inaudita della garanzia del diritto alla difesa, e ciò anche (e, direi, soprattutto) se tale spiare porta a scoprire qualcosa di effettivamente illecito.
E’ la solita storia di pretendere che le garanzie siano valide e vadano rispettate solo quanto il garantito “lo meriti”. Una idiozia prima ancora che una prevaricazione.
Ma, spionaggio a parte, ancora una volta il “concorso esterno” oltre che una mostruosità in quando “reato creato dalla giurisprudenza”, mostra di essere destinato a perseguire (perseguitare) comportamenti assai vaghi nei loro contorni.
Si può, sul piano deontologico, detestare l’avvocato che si presta a far da “postino” in certe circostanze, ma è certo che anche intromettersi tra due boss e due organizzazioni mafiose può avere finalità ed oggettivo contenuto che non possono considerarsi di favoreggiamento, di partecipazione all’illecito. Si pensi ad una intermediazione limitata a “metter pace” tra opposti gruppi pronti a scannarsi etc. etc.
Ma quello che più ci preoccupa è che, a parte la cronaca puntuale e la sottolineatura della gravità dell’episodio da parte de “Il Garantista”, le reazioni ad un fatto così grave siano state pressoché nulle. Si fa l’abitudine anche alle peggiori prevaricazioni. E questo è il segno che stiamo arrivando al fondo.
                                                     (mm)

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