Fiducia "secondaria": Renzi ha da fare

È definibile solo come “scandalosa” la decisione di rinviare a dopo il referendum sulla data di scadenza delle concessioni per le trivellazioni il voto sulle mozioni di fiducia al Governo.


È la logica del “Partito della Nazione”, del “Governo Nazionale” che non ha tempo da perdere con cose che “non lo interessano”. Perché, tra l’altro Renzi ha dichiarato che anche a lui (come credo, a tutti, salvo agli “ecologisti” ed i sostenitori della tesi pannelliana che i referendum, una volta richiesti, hanno da “camminare sulle loro gambe”) quel referendum non gli interessa nemmeno un po’. Quindi votare la fiducia dopo il 17 aprile è un pretesto. È una prevaricazione senza precedenti. La realtà è che Renzi ed i suoi del Partito della Nazione (o paradigma Confalonieri) considerano il Parlamento, e così il voto di fiducia, una scocciatura, una perdita di tempo.
In attesa del voto di fiducia “rinviato”, Renzi ritiene di poter concludere l’ultimo atto parlamentare della riforma costituzionale. Chi ora ancora sostiene che Mattarella non sia stato eletto al Quirinale perché ritenuto il più adatto a fare nient’altro che lo “yes man” del P.D. è servito.
Tra pochi giorni, dunque, comincia a decorrere il termine per la richiesta del referendum costituzionale.
Aspettiamo che tutti i senatori e tutti i deputati della cosiddetta opposizione firmino la richiesta di referendum il giorno dopo l’ultimo voto.
Ai sostenitori di tesi “intelligenti”, quelli che dicono “che sono per più referendum sui diversi punti”, diciamo di avere il pudore di non mettere a disposizione di Renzi la baggianata del voto frazionato.
Preferiamo quelli che, per certi servizi, si fanno pagare.

11 aprile 2016

Mauro Mellini

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