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Amministrative: prova di fine stagione

Domenica 5 giugno prova generale di un sistema che si lascia, democrazia, libertà, razionalità della politica dietro le spalle. Prova di un regime da definire, almeno, “premonocratico”, che delle libere istituzioni, malconce e bistrattate, conosce solo il sentito dire”, conserva i ruderi e ne fa discariche di rifiuti.

 Se non avviene al più presto qualcosa di grande, di incisivo, che non sia la parodia triste e truffaldina di un “nuovo” purchessia, ma una espressione di una nuova razionalità, di una nuova e autentica fede nella ragione, ricorderemo, cioè ricorderanno, un modesto avvenimento come questo il primo di una serie di tappe di una decadenza epocale, di ritorno ad un nuovo medioevo ammantato di tecnologia.

Un piccolo evento, una prova, come tutte le prove di una sciagura, squallida e in sé insignificante. Ma che, Dio non voglia, le sciagure future potrebbero riempire di significati sinistri.

Non ci tengo a fare la Cassandra, cioè il menagramo. Dico subito che comprendere questo triste quadro è l’unico contributo che penso mi sia possibile per scongiurare che se ne completi la sostanza e se ne verifichino le conseguenze. Il pericolo è proprio quello che, invece, si ritenga che un po’ di retorica del culto di un “nuovo” inconcludente e bugiardo sia il rimedio. Sarebbe solo rassegnazione.

Non sono affatto rassegnato.

Si va a votare, a scegliere tra partiti che non ci sono, con un partito che promette, di fatto, solo la sua unicità, di essere il “Partito della Nazione”, un “coso” che non dovrebbe essere “scelto”, perché unico, “monocratico”, anziché democratico.

Le altre forze (si fa per dire) politiche hanno fatto di tutto e di più per autodistruggersi, spezzettarsi.

A Destra, hanno ammazzato ciò che la rappresentava per accaparrarsi pezzi della carcassa.

L’”antipolitica” dei Grillini, alla prova dell’occupazione di ruoli istituzionali, si è mostrata subito succube dei miti che era andata osannando e, soprattutto, stoltamente autolesionistica nella prostrazione avanti al Partito dei Magistrati di cui rivendica il ruolo di claque.

Vorrei poter dire che queste saranno elezioni da dimenticare. Ma la storia non consente a nessuno di rifugiarsi nell’amnesia.

Ed allora, per chi crede nella democrazia e nelle libere istituzioni e non vuole rifugiarsi nella falsa quiete della rassegnazione, una sia la strada che rimane. Una strada che non porta, certo, a soluzioni entusiasmanti, una impedisce che ci si precluda di continuare a cercarle e ad adoperarsi per realizzarle.

Occorre dire no a Renzi, al suo partito, votare contro il suo monopolio del potere, contro i suoi progetti di “Partito della Nazione”.

Rinunziando ad ogni altro giudizio critico. Votare al primo turno chi ha più probabilità di arrivare al ballottaggio a confrontarsi con il P.D. e, possibilmente, ad impedire che questo arrivi al ballottaggio. E al ballottaggio votare contro il P.D. per chiunque gli si contrapponga.

Questo, Amici, se vi interessa è il mio voto e quello che vi propongo.

Mauro Mellini

Poi ad ottobre, al Referendum il NO, il voto che conta.

 

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