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Lettera aperta al Professor Gianfranco Pasquino

Carissimo Professore,

Oramai, già superata a metà la tappa delle elezioni amministrative, in sé assai poco rilevanti di fronte alle svolte possibili nella vita del Paese, il traguardo importantissimo del referendum costituzionale è quello a “portata di mano”. E di voto.
Se non un bilancio, certo una specie di primo inventario dei modi in cui ci si avvia a tale rilevantissima prova può essere fatto.
Debbo dire che il Suo scritto sulla cosiddetta riforma Boschi-Renzi resta fondamentale. Tale, sia per l’analisi puntualissima delle singole cosiddette novità sia, soprattutto, per il richiamo al vero problema: quello del funzionamento della macchina dello Stato e della complessiva realizzazione dei principi e delle salvaguardie istituzionali così come risultanti dal nuovo assetto.
Ma, anzitutto il Suo scritto resta fondamentale, in questo momento e fino all’esito della prova, per aver posto al centro del dibattito L’ESIGENZA DEL RAGIONARE.
E, la questione, tutta qui. LA RAGIONE, l’analisi della portata e delle conseguenze delle singole innovazioni e del complesso del nuovo assetto costituzionale, LA POSSIBILITA’ DI FUNZIONARE secondo i propositi proclamati (e quelli veri) dei “riformatori”. OPPORRE, cioè, all’idiozia del rifugiarsi nel “nuovo è bello”, in un astratta esigenza di novità, come se si trattasse di dover fare sfoggio di un vestito nuovo, che, poi tale dovrebbe essere considerato per l’abbondanza di pezze colorate, il RAGIONARE.
E’ impressionante come i sostenitori del SI, chi più chi meno, chi per incapacità di concepire altro, chi per evitare di dover affrontare l’altro, chi per convenienza e radicata abitudine di ossequio al potere, d’altro non sembrano curarsi che di questa “novità” intrinsecamente vacua ed idiota.
Al Prof. Pasquino, alla sua analisi, ai suoi “dieci punti” con i quali fa a fette la cosiddetta riforma, si contrappone, anzi, si ritiene di poterlo utilizzare per fare scomparire il suo appello alla ragione ed il suo serrato ragionare, il luminare del diritto costituzionale “estetico”, il giullare (malgrado Oscar etc.) Benigni, quello della “Costituzione più bella del Mondo”, giaculatoria sulla quale benissimo si innesta quella di una Costituzione “ancora più bella”. Perché nuova fiammante, anche se piena di pezze colorate e sdrucita, ma “tanto originale”.
Detto tutto questo, caro Professore, non basta prendere atto che i soliti “grandi interessi”, che, magari altrove sono anche un po’ interessi di tutti e da noi sono, invece solo quelli di chi arraffa di più alla greppia pubblica, sembra abbiano deciso di ignorare quel Suo appello alla ragione e di occultare, far dimenticare le Sue ragioni. La ragione.
Bisogna ristampare in dieci, centomila copie, un milione di copie il Suo scritto, farlo circolare tra i molti grossi e piccoli comitati, club, gruppi politici e non, catene telematiche, blog e Facebook.
Senza la pretesa di farne la Bibbia del NO, facciamone uno strumento per tutti quanti, almeno, quelli che strumenti non ne hanno. Ai vari Galli e galletti che fanno professione di “novità” non avendo mai letto il testo della cosiddetta riforma e non essendosi mai dati cura di capirla, ma che hanno ed avranno spazio sulle colonne dei giornali “della Nazione”, contrapponiamo le migliaia di lettori attenti, che, in nome della RAGIONE alta e forte gridino il loro NO.
Caro Professore, perché non provvediamo subito a dar mano a questo modesto ma essenziale lavoro?
Siamo qui. LA RAGIONE impone di non dimenticarci.

Mauro Mellini
09.06.2016

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