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Le mani di Renzi sulla Corte dei Conti

E’ in elaborazione un decreto legislativo, cioè un provvedimento di legislazione delegato al Governo che, poi, come nel caso investe il Parlamento del parere sul modo in cui sta esercitando la delega (una forma di elaborazione normativa più pasticciata che complessa) con il quale il Regime Renziano, sta tentando il colpo grosso per “liberare”, di fatto le società a partecipazione pubblica, l’enorme carrozzone del sottogoverno centrale e regionale formato da quasi ottomila enti, di cui una minoranza, costituita però da colossi come la RAI, l’A.N.A.S., l’E.N.A.V. fa capo allo Stato e la gran maggioranza alle Regioni.

L’articolo 12 del progetto renziano prevede che le azioni di responsabilità per il danno erariale, provocato dagli Amministratori, relativo alle società statali e regionali ora attribuite alla Corte dei Conti, passino alla giurisdizione ordinaria.

Che significa? Significa, intanto, che la giurisdizione che si deve esercitare in base alla legislazione specialistica ed a valutazioni complesse in base a specifiche principi giuridico economici, passerebbe a Tribunali Ordinari, assai spesso carenti di personale adeguato.

Ma, soprattutto, e qui c’è il marchingegno veramente “etrusco”, del Nostro ex Boy-Scout, ad esercitare l’azione di responsabilità dovrebbero essere, come per le società private, i soci che, nel caso delle “partecipate” sono per la gran parte, la stessa amministrazione pubblica quasi sempre responsabile o corresponsabile, almeno politicamente del danno provocato dalle dissennatezze nell’amministrazione di tali società.

I magistrati della Corte dei Conti, alla cui audizione ha proceduto la Prima Commissione del Senato, hanno presentato, cifre e dati particolari alla mano, un quadro impressionante dei “danni erariali” contestati soprattutto nelle Regioni. In testa, guarda caso, l’Emilia Romagna, seguita dal Lazio e dal Piemonte.

Se il “Partito della Nazione” riuscisse a mettere a punto questa autentica opera di favoreggiamento legislativo della corruzione e della dissipazione del denaro pubblico, il carattere affaristico, di parte del Renzismo e del regime che intende imporre al Paese, devastandone l’assetto costituzionale, farebbe un enorme passo avanti verso la sua piena realizzaione.

Il progetto renziano piacerà probabilmente al “Partito dei Magistrati”, inteso come partito della Magistratura Ordinaria e, in particolare, di quella Penale, sostenitrice della “unificazione” delle giurisdizioni. Ma, soprattutto, aprirà nuovi spazi all’uso improprio della giurisdizione penale, alla funzione delle Procure, che pretendono il “controllo generale di legittimità” su tutte le altre funzioni dello Stato, e che realizzano pure una pretesa “supplenza” di altri poteri e funzioni.

Ma, se a “controllare” le cosiddette “Società Partecipate”, una volta esclusa la Corte dei Conti, dovesse, di fatto, ed in via di pretesa “supplenza” rimanere la giurisdizione penale, il “controllo” anziché più severo, diverrebbe più aleatorio, confuso e lento. E, soprattutto, ingiusto, perché è ingiusta, anzitutto, la confusione tra responsabilità amministrativa e responsabilità penale, con l’arbitrarietà che è implicita nell’esercizio di poteri usurpati mediante distorsioni di quelli legittimamente attribuiti.

Attenzione, dunque a questa tipica malefatta renziana, etrusca. E’ della stessa matrice della cosiddetta riforma istituzionale, ispirata al concetto vero di potere arbitrario, ipocrita, strisciante del “Partito Monocratico”, quel regime di falsa democrazia che Renzi ci offre in nome del nuovo e della “sua semplificazione”, che sono in realtà pasticci inestricabili se non seguendo il bandolo di un imbroglio autoritario.

Anche a questa pericolosa baggianata etrusco-renziana il nostro NO.

                                        Mauro Mellini

13.06.2016

 

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