Aria di intrallazzi

Questa faccenda della legge elettorale che “ritorna” alla Camera per “eliminare aspetti di incostituzionalità” prima che si pronunzi la Corte Costituzionale (che eventualmente non potrebbe pronunziarsi se non a danno fatto) proprio ora, dopo le ipocrite e viscide avances di Bersani ed altri simili gaglioffetti, puzza di intrallazzi lontano un miglio.

Questa vocazione al mercanteggiamento tra legge elettorale e referendum sulla riforma costituzionale è tipica espressione di una cultura dell’intrallazzo, del compromesso e dell’ambiguità, che fa di una parte della raffazzonata e precaria classe politica (si fa per dire) dei nostri giorni un assieme di orecchianti privi di senso dello Stato, incapaci non solo di metter mano ad un disegno costituzionale, ma di affrontare la vita pubblica con l’abito mentale delle libere istituzioni. E’ gente che non è degna di vivere secondo una Costituzione, di essere veramente cittadini di una Repubblica.

Renzi continua a smentire le ipotesi di rinvio del referendum ed a “marginalizzare” la presentazione della “mozione anti Italicum”. Questo, anziché attenuare le preoccupazioni per il complotto antireferendum, le conferma e le aggrava, perché, se complotto c’è, esso deve prevedere che non sia Renzi ma il partito del NI a proporgli il mercato e a dargli l’occasione ed il pretesto per il colpo di forza.

Renzi, naturalmente, continua a sparare la grande ed impudente cavolata secondo cui se vince il NO l’Italia è ingovernabile.

Se non si tratta di una semplice avventata bugia, l’affermazione è di una gravità estrema: o, infatti è un’ammissione di avere, fino ad ora sgovernato, oppure contiene l’implicita affermazione di una concezione del “governare” autoritario e intollerante. Ambedue ben si attagliano alla storia ed alla velleità dell’ex Boy-Scout.

A questo punto non c’è che da impegnarsi ed intensificare la campagna per il NO, che è anche campagna e denunzia degli intrallazzi.

Direi che proprio certe stupide e sconce proposte ed ipotesi di mercanteggiamento stanno, per contrasto, imponendo i tratti di un “partito della ragione”, che è partito naturalmente democratico e liberale, partito “costituzionalista” (come si diceva dei liberali di Spagna, di Italia e di altri Paesi nella prima metà dell’Ottocento).

Da questa battaglia contro l’attentato alla democrazia ed alla razionalità delle Istituzioni della Repubblica, potrebbe persino nascere qualcosa di duraturo e di positivo. E’ sperare troppo? Può darsi, ma è meglio sperare che adattarsi alla stupidità ed al servilismo.

Mauro Mellini

30.06.2016

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