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C'e' chi lavora per rinviare il referendum

Io non mi sento abbastanza tranquillo per la costante tenuta e crescita della prevalenza del NO nei sondaggi per il referendum. Ma sicuramente c’è qualcuno che quei sondaggi li prende più sul serio di me nel fronte del SI. Renzi ha già fatto abbastanza per allontanare l’”amaro calice”. Ma qualcuno dalla sua parte, pare non sia rassegnato e vuole giuocare quella che, in sostanza, sarebbe null’altro che la carta del rinvio. E del golpe.
Tra i ricorsi al TAR Lazio, dichiarati inammissibili la scorsa settimana, non c’erano solo quelli seri, contro la grottesca formulazione del questito a mo’ di spot pubblicitario, ma anche uno il cui accoglimento avrebbe comportato il rinvio alle calende greche del voto: quello per lo “spacchettamento” del referendum che la stessa Costituzione indica come relativo alla “legge di riforma” e condizione della sua promulgazione o meno.
Questa tesi era stata sostenuta da certi c.d. Radicali Italiani. E, dunque, frutto della loro ottusità ed ignoranza e del loro desiderio di “distinguersi” per originalità. Uno di loro, forse un po’ più sincero degli altri, fece l’elogio di questa trovata dicendo “che aveva procurato per settimane visibilità” a quel postumo gruppo.
Ma a sostenere al TAR quella tesi non erano questi ragazzi giocherelloni, della politica e del diritto, ma, nientemeno che Valerio Onida, ex Giudice Costituzionale, e poi Presidente della Corte, che non agiva, stavolta, quale legale dei Radicali, con i quali, aveva avuto a che fare in passato per aver fornito a Pannella, che glie lo aveva richiesto, un forbito e sapiente “parere pro veritate” su come si scioglie un partito (esisteva ancora il Partito Radicale) dal quale, intanto, Pannella si era prodigato ad allontanare chi si opponeva allo scioglimento.


Come me, ad esempio, cui per “scomunicarmi” attribuì la qualifica di “parassita”. Ad Onida pagò sull’unghia la parcella per il prodotto di cotanto sapere, 30.000.000 (trenta milioni) di lire, perché l’euro anora non c’era. “Teneva famiglia”.
Oggi Onida spende gratis il suo sapere, nonché l’autorità, dopo di allora conseguita, con l’altissimo ufficio ricoperto! Né ha bisogno di procurare “visibilità” a sé o ad altri. Almeno così sembra . Sembra, infatti che sia stato e sia, ricorrente “in proprio”, “uti cives”, come si diceva quando qualcuno conosceva il latino. Strano, ma, talvolta capita. Certo non su mandato dei cosiddetti radicali, che, del resto, pare non abbiano più soldi, che non si sa dove li abbiano messi.
Respinto il ricorso di Onida sullo “spacchettamento”, assieme a quelli seri, per “inammissibilità” dal TAR, ora Onida, sempre gratuitamente ed “uti cives”, come si dice a Roma, “ce rioca”. Ha proposto un ricorso in via d’urgenza al Tribunale Civile di Milano ex art 700 c.p.c. per sospendere il referendum perché il quesito non è “spacchettato” e rende difficile il giudizio degli elettori.
Il fatto, in sé, è intanto significativo del livello della Corte Costituzionale. Un suo ex componente e presidente propone alla giurisdizione civile del Tribunale di una città di sostituirsi, col suo potere di “interpetrazione evolutiva”, come dicevano quelli di Magistratura Democratica, al supremo governo del Paese. Proprio quel che io vado predicando, essendo questo il funesto andazzo di questi anni. Ma forse ancor più significativo è il fatto che nella Stampa e nella Televisione c’è qualcuno che tiene bordone a questo luminare radioso del diritto, reso ancor più autorevole e radioso dalla gratuità del suo distillar pareri, cui si è convertito.
E discettano sulla “probabilità” dell’accoglimento del ricorso ex art 700 c.p.c. contro il voto del Popolo Italiano (altrimenti “confuso”).
“Fare un po’ di casino”, come diceva Pannella, è anch’esso un modo di fare politica. Per cavarsela in mancanza d’altro.
Che volete, come si dice a Roma, la paura fa 90. E talvolta fa addirittura 700.
Mauro Mellini
26.10.2016

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