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Il dilemma di Renzi, tra vittoria e trionfo

In vista del referendum, proviamo a fare qualche previsione e, per quel che conta, una riflessione.

La vittoria del NO, sondaggi alla mano, sembra essere il risultato più probabile.
Si potrebbe quindi dire che, per Renzi, si tratterebbe di una sconfitta, visto che proprio il Premier ha “personalizzato” la sfida referendaria intorno alla sua persona ed all’operato del proprio Governo.
Appare tuttavia improbabile che il NO scenda al di sotto della soglia del 40% e, visti i posizionamenti di partenza, il Presidente del Consiglio avrebbe i suoi buoni motivi per non essere insoddisfatto di un esito del genere.
Sarebbe miope - oltre che sbagliato - infatti, ignorare che tutti i partiti, compresa una buona parte del PD, sono schierati contro Matteo Renzi.
Un risultato superiore al 40%, quindi, in ogni caso, costituirebbe una affermazione del Capo del Governo. Che a quel punto non avrebbe particolari difficoltà a tenere fede alla parola data, rassegnando le dimissioni, costringendo il proprio partito a rimanere coeso vista l’irrilevanza politica a cui sarebbero destinati Bersani & co. qualora pensassero ad una ipotetica scissione.
Per assurdo, lo spettro delle elezioni anticipate finirebbe per rafforzare lo strapotere di Renzi, soprattutto vista l’inesistenza di una alternativa, all’interno e al di fuori del proprio schieramento.
Tutto questo al punto che, perfino in caso di vittoria del SI’ il Premier potrebbe essere tentato di percorrere la strada del ritorno alle urne, consacrandosi oltre che leader incontrastato del proprio partito, quale unica figura attualmente spendibile per la guida del Paese.

Alessio Di Carlo

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